
david armano - visual thinking
ok, non ho tempo di raccontarvi tutte le cose “sociali” che mi sono passate in testa in questi giorni mentre, a capo chino, lavoravo, lavoravo e lavoravo…
[l'unico svago che mi sono concessa è stato lo speech di "codice internet" condotto a 4 mani da Marco e Alessandro (Montemagno - Gilioli) presso il centro anziani di Monterotondo...si hanno parlato della rete ai "diversamente giovani" ed è stato incredibile... [ Le foto sono su flickr]…]
Ciò premesso, dovendo postare qualcosa perchè altrimenti ’sto blog mi comincia a soffrire di sindrome di abbandono, ho pensato di farmi un giro a casa di Leandro (chissà se lui ha capito che è il mio eroe) e ho trovato dentro l’ultimo post il “must read” che riporto nel titolo.
Il libro è a cura di Tom Kelley,partner, GM e ispiratore culturale della IDEO.
Secondo Tom nelle imprese (aggiungerei soprattutto nelle imprese italiane) la micidiale figura dell’Avvocato del diavolo è oggi più attiva che mai e chiunque assuma questo ruolo si sente autorizzato a sollevare dubbi e preoccupazioni che finiscono per affossare nuovi progetti e idee originali evitando qualsiasi responsabilità personale.
[che c'è...vi ricorda qualcosa?? heheehheh]
Nel libro si parla del ruolo fondamentale dei team multiculturali e delle figure ibride come “elementi” cardine dello sviluppo di processi di innovazione.
Gli unici in grado di neutralizzare i “cagadùbi” (antico vocabolo meneghino che significa semina dubbi), menagrami, facciaindietro (neologismo che indica le persone aggrappate al passato) aziendali sono proprio i dieci volti dell’innovazione ovvero:
1. L’Antropologo: il personaggio che va sul campo a osservare come i clienti usano i prodotti e reagiscono a essi per trovare nuove possibilità di innovazione
2. Lo Sperimentatore
3. L’Impollinatore trasversale: che combina e confronta spunti, persone e tecnologie per dar vita a nuove idee che possano stimolare la crescita;
4. L’Ostacolista: che si impegna fin da subito a trovare la maniera di superare o aggirare i vincoli e le sfide sempre presenti in qualunque situazione
5. Il Collaboratore
6. Il Regista
7. L’Architetto del benessere
8. Lo Scenografo
9. Il Premuroso
10. Il Narratore
In un paese come il nostro, nichilista, terrorizzato dal cambiamento, in preda alla subcultura dei nani e delle ballerine ci si chiede come mai l’innovazione non trovi spazio: ecco, parafrasando Leandro, ““I dieci volti dell’Innovazione” dovrebbe essere obbligatorio per tutti i managerucoli che vivono dentro ai pachidermi aziendali da cui -volenti o nolenti- dipende la rapidità del paese e la sua capacità di competere a livello Internazionale”
Il libro potete comprarlo anche on line su IBS
bbzzzzz








Bisogna fare molta attenzione ad essere “l’eroe” di qualcuno. Gli eroi di solito fanno una brutta fine.
Se proprio vuoi saperlo, io penso che l’innovazione faccia più martiri che eroi
…e, se penso all’italia, non ricordo più quando in italia ci sia stato l’ultimo “eroe”
gli italiani di successo nell’innovazione di solito sono i “fuggitivi”
martiri è vero che ne conosco pochi… ma è perché ai martiri spesso non va neanche l’onore delle cronache
io spero davvero di NON rientrare in nessuna di queste due categorie, ma devo anche sottolienare che l’ultima volta che una azienda mi ha offerto un lavoro che avrei potuto seriamente prendere in considerazione, eravamo ancora nella NewEconomy…. 1998.
Capita spesso che le persone confondano gli eroi con i martiri.
Io non credo ne ai martiri ne ai santi.
Penso che essere rivolti al futuro sia questione di carattere, quasi un fattore genetico.
Questo già di per se dovrebbe essere considerato un privilegio.
E credo anche che la differenza che c’è tra chi fa innovazione o prova a farla in italia e chi la fa fuori sia nella presenza o assenza della cultura dell’alibi.
In italia siamo maestri della cultura dell’alibi, del vorrei, farei ma non posso. Il sistema fa schifo, in quest’italia giurassica, sabauda, burocratizzata fino al midollo cosa vuoi fare ecc..
Ed ecco che molti di quelli che si dedicano a guardare al futuro assurgono a ruolo di martiri.
Se ti scegli una strada da pioniere cosa ti aspetti di trovare se non ostacoli e polvere sul cammino?
All’estero ci insegnano che fare meno chiacchiere e agire di più è funzionale a far accadere le cose anche laddove sembrano impossibili a realizzarsi.
Credo anche che tutta questa storia dell’andare fuori o meno in un mondo globalizzato non abbia più alcun senso.
Si va dove serve per far si che le cose accadano. Questo oltralpe l’hanno compreso da un pezzo e nessun media dedicherebbe mai un trafiletto al tema della “fuga dei cervelli”.
Io penso che tu e i tuoi colleghi d’avventura siate, consapevolmente o meno, rappresentazione del fatto che per far accadere le cose bisogna innanzitutto cominciare a farle accadere.
Ecco perchè siete i miei eroi.
La mia visione di eroe fa, in buona parte, riferimento alla cultura greca secondo la quale per eroi si intendono quegli uomini, mortali, dotati di qualità morali straordinarie, che con le loro “gesta” sono espressione della visione della vita quotidiana e portabandiera dei valori fondamentali della vita stessa.
Gli eroi sono uomini al sommo grado perchè vivono a più a fondo la condizione umana sperimentando, al massimo grado appunto, tutto ciò che è sperimentabile.
Dal mio punto di vista poi le caratteristiche fondamentali di un eroe sono il coraggio e il multiforme ingegno
bisogna essere un pò Ulisse e un pò Leonardo da Vinci e non è vero che gli “ibridi coraggiosi” rischiano di fare una brutta fine, più spesso rischiano di cambiare la storia.