Ricevo e volentieri pubblico.
I processi di disgregazione seguono tutti leggi esponenziali, che si tratti di economia, di ambiente, del pilotaggio di un aeroplano e quant’altro si rapporti a fenomeni cosiddetti “complessi”.
Quando il pilota intercetta una situazione anormale, una deviazione cioè dal risultato che si attende per una certa impostazione dei comandi, sa bene che la prima cosa da fare è interrompere l’anomalia e solo dopo pensare a impostare un nuovo assetto che ripristini le condizioni di volo corrette.
Ma per applicare le contromisure che determinano l’interruzione della “deriva” esiste sempre un tempo assegnato, trascorso il quale l’aereo entra in quell’area del cosiddetto “inviluppo” dei parametri di volo in cui la situazione diviene rapidamente irrecuperabile e qualsiasi manovra di contrasto si risolve solo in un modo diverso di finire male.
Tutti gli incidenti aerei sono legati a questa logica.
Lo stesso vale per il degrado ambientale.
Quella che segue è una storiella che si illustra nei corsi base di questo genere di tematiche:
tutti i giorni feriali, un bambino attraversa un parco per recarsi a scuola; il parco è abbellito da un laghetto, dove nota una ninfea che sta attecchendo, già dotata di alcune foglie e di un bel fiore vistoso. Ne chiede poi alla maestra, la quale gli spiega che, sì, la ninfea è bellissima, ma infestante: raddoppia infatti ogni giorno la sua dotazione di foglie e bisogna badare che non arrivi a ricoprire l’intero specchio d’acqua, cosa che impedirebbe l’interscambio di ossigeno tra l’aria e la superficie liquida, finendo per causare la morte del popolamento di pesci rossi che vi abita.
Il tempo passa e lo scolaro osserva con preoccupazione la “macchia” della ninfea allargarsi vistosamente; si rende pure conto che è difficile fare un computo di quante foglie coprano ormai il lago, al fine di stimare il tempo residuo per intervenire.
Finché un giorno osserva che metà del lago è coperta di foglie e fiori; e poiché si tratta di un ragazzino sveglio, comprende di colpo di dover gettare l’allarme: se il rateo di crescita comporta il raddoppio giornaliero del fogliame, il doppio della metà dà infatti l’’intero e il giorno dopo il lago sarà totalmente infestato.
L’esempio rende essenzialmente la natura di tutti i processi ad andamento esponenziale: in un primo momento “strisciano”, come se la velocità di mutamento non cambiasse, somigliando quindi a processi lineari; ma giunti al cosiddetto “ginocchio”, improvvisamente il processo accelera, e a seconda dei casi si può avere costante almeno l’accelerazione, in altri neppure quella.
È bene pure avere presente che, se le leggi matematiche che sottostanno ai processi descritti godono generalmente dell’”invarianza di scala”, nel senso che la stessa legge può descrivere una crisi economica o l’esplosione di un chilo di dinamite, tuttavia alla scala “umana” le cose si muovono più lentamente che nella chimica: questo determina conseguenze sulla percezione dei fenomeni e del loro stato di avanzamento, al punto che può essere difficile interpretare “a naso” in che momento ci trovi realmente.
Ricordo che un giorno di non molto tempo fa (si doveva essere prossimi a qualche festività), un caro amico, tutt’altro che sprovveduto, si produsse nell’ormai tradizionale lagno: “dicono che c’è crisi, ma supermercati e centri commerciali sono tutti pieni”. Dovetti redarguirlo “a brutto muso”, che se le vendite, generalmente intese, fossero calate del dieci per cento, lui non avrebbe mai potuto accorgersene: pur tuttavia, un fattore “-10” nel fatturato generale sarebbe qualcosa di assai vicino alla zona “catastrofica” della curva di evoluzione.
Per capire meglio, sarebbe indispensabile procedere a rilevazioni corrette dei dati di base, nonché a sintesi ancora più “oneste”, tutta “roba” inesistente nel nostro apparato sociale corrotto e falsificatore.
A mio avviso, anche se siamo apparentemente ancora lontani “dalla metà del lago”, le cose sono già abbastanza avanti da far quantomeno dubitare della possibilità di un recupero “non catastrofico”.
Le cosiddette “misure” contingenti di cui tanto si parla a sproposito, sono solo un misto di demagogia e cieca ignoranza; eppure, dato per scontato che le “strimpellino” i giornali di regime, non so darmi pace che i partiti di sedicente opposizione e i giornali che li rappresentano possano considerarsi soddisfatti delle briciole elargite dal “tremorti”, tra cui l’abrogazione del provvedimento che sospendeva parte dell’adeguamento annuale alle pensioni sopra i 1400 euro (lordi)/mese.
Il “taglialegna” può concedere di spostarsi di qualche centimetro in avanti o dietro, ma per chi “ci vede” resta ostinatamente seduto sulla parte sbagliata del ramo e continua imperterrito a segare; e quanto alla Costituzione la usa al più per “incartarci la ciriola” della colazione.
Rimane poi il problema della correlazione del tutto immaginaria di questi provvedimenti con la crisi in corso, anch’essa in buona parte conseguenza del tutto irreale del colossale “gioco del monopoli”, che continua a essere incoraggiato a livello mondiale e che vede nell’italietta di questi sordidi e corrotti ignoranti una delle migliori applicazioni possibili.
D’altro canto, è noto che i fantasmi li vedono quelli che ci credono; ma questo sarebbe un altro discorso ancora più lungo.











Buongiorno Patrizia, a proposito del paragrafo
“Per capire meglio, sarebbe indispensabile procedere a rilevazioni corrette dei dati di base, nonché a sintesi ancora più “oneste”, tutta “roba” inesistente nel nostro apparato sociale corrotto e falsificatore.
A mio avviso, anche se siamo apparentemente ancora lontani “dalla metà del lago”, le cose sono già abbastanza avanti da far quantomeno dubitare della possibilità di un recupero “non catastrofico”.
in qualunque ambito della vita umana e non, pur condividendo la descrizione e la diagnosi, mi permetto di dare un contributo in termini di possibile …cura (parolone!).
Ho capito che bisogna superare ogni tipo di meraviglia ormai (anche quando non è necessariamente frustrazione); è lecito che tutti vogliamo qualcosa di diverso e di migliore. Penso ci si possa arrivare soprattutto con l’esempio e i risultati intorno al proprio terreno; sono la più efficace e la più pratica delle leve.
So che “parte del” apparato sociale è corrotto e falsificatore. Non dobbiamo farci ingannare tuttavia. la maggioranza è ancora pulita, o ciascuno è soprattutto pulito. Quindi il lago non è ancora infestato. La situazione è certo seria, ma ogni riflessione, lecita e condivisibile, e denuncia, altrettanto, è a mio modesto parere meno “pratica” dell’uscire per strada e cortesemente, ma con determinazione, far notare a chi butta la carta per terra che è meglio per tutti se non lo fa, o sorridendo ad un negoziante pretendere che faccia lo scontrino quando talvolta “se ne dimentica”.
Penso che dobbiamo guardare di più a noi stessi, e migliorerà anche la classe politica. Ci vorrà tempo, ma accadrà. Bisogna guardare alla strada fatta per avere forza per coprire quella restante. Per esempio è positivo che ormai da un paio di mesi si parli con più frequenza di diminuzione significativa del numero dei parlamentari; prima avveniva poco, almeno nei media.
Ciascuno di noi ha pro e contro. Penso che dovremmo augurarci di:
– trovare qualcuno che si sappia far ascoltare quando ci propone di migliorarci dove potremmo essere deboli (e magari non riuscire a vedere tale debolezza);
– trovare qualcuno da “amare” per correggerlo anche di fronte ad un comportamento sbagliato.
E poi ci sono i mezzi di denuncia. Per esempio chiamare e far sapere alle persone che oltre al 118, al 115, ecc. c’è anche il 117 per denunciare evasioni o altri comportamenti fiscalmente non corretti. E se come per alcune persone di alcuni call center l’operatore della Guardia di Finanza non facilitasse la “partecipazione” del cittadino (ho sperimentato anche ciò), invece di meravigliarci conviene che ci prepariamo in anticipo a tale evenienza e con tale allenamento, quando accade sorridiamo e diciamo “ecco un’opportunità per educare qualcuno che ha avuto la sfortuna di non essere stato educato prima ad ascoltare il cittadino” e trovare il modo migliore per farsi ascoltare e fargli comprendere che siamo clienti e lo siamo nell’interesse di tutti.
Se si ha qualcosa di valido da dire bisogna dimostrarlo con il tratto e i contenuti, lo insegnate voi esperti di comunicazione. Gentilezza non significa mancanza di efficace se la gentilezza è sempre più intensa di una fortissima determinazione. Ci vuole forza, certo, ma questa viene dal desiderio che è passione e in alcuni casi dalla pragmatica convenienza. Meglio scelta che necessità, senza disdegnare la seconda quando comunque porta a risultati.
Una buona giornata
Paolo
caro Paolo ( e scusa se rispondo cosi in ritardo) mi ricordi tanto il mio webamico Franco Bolelli (l’autore di” viva tutto!”)
In fondo anche il mio ottimismo mi porta a pensare come te e lui (l’articolo come sai non è farina del mio sacco). Però ogni tanto mi faccio prendere dal pessimismo e mi assale lo sconforto….
Dopo di che è vero che il cambiamento del mondo parte solo da noi. Quoto 100%. ciao!!