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Archive for the ‘enterprise 2.0’ Category

Recentemente c’è stato un dibattito sul perché le grandi imprese non riescano ad innovare.
Forse sono troppo ortodosse, forse temono di cannibalizzare i mercati, forse hanno paura dei rischi, delle incertezze. Forse, forse.

O forse, più semplicemente, dipende dal fatto che operano sulla base di un modello gestionale che premia il conformismo e punisce la creatività
Leggendo il management 2.0 secondo Gary Hamel e vedendo lo speech di Dan Pink su Ted si intuisce come il nodo della questione per molte aziende, soprattutto le più grandi, sia riconducibile ai vecchi modelli gestionali ed ai sistemi completamente sbagliati di retribuzione e incentivazione tuttora “in essere”.
Organizziamo le nostre imprese (Hamel) e definiamo gli incentivi (Pink) premiando la coerenza e il conformismo, quando ciò di cui abbiamo veramente bisogno sono sperimentazione e creatività.
Ancora oggi la maggior parte delle prassi gestionali che le aziende applicano si basano su modelli di management che furono sviluppati in aziende come la General Motors negli anni ’30 e ’40. Quando la maggioranza dei dipendenti erano poco alfabetizzati ed il loro valore aggiunto era la loro manodopera.

Gli obiettivi erano semplici, non era richiesta creatività ma conformismo e subordinazione.

In questo ambito, come sottolinea Pink, i modelli di retribuzione ed incentivazione come li conosciamo avevano un senso. I sistemi di incentivazione tradizionale funzionano quando i compiti sono semplici, chiari e possono essere eseguiti seguendo un processo molto ben definito.

(altro…)

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Olivier Blanchard, marchettaro di ultima generazione, ci spiega in modo divertente ed estremamente efficace come calcolare il ROI di un SMSP (social media strategy plan).

Cosa troverete nella presentazione:

La definizione di R.O.I., la giustificazione commerciale dell’utilizzo dei social media nelle strategie di marketing, l’attuale equazione di R.O.I. ,  un metodo che vi guiderà passo dopo passo a calcolare il R.O.I di un social media strategy plan e ancora mondo reale e consulenza senza senso il tutto in un “formato” slideshow decisamente originale.

Cosa NON troverete nella presentazione:

Nulla di quanto già proposto da quelli che si autoproclamano “social media guru” che difficilmente sanno di cosa si sta parlando veramente; una presentazione che muoverà quasi certamente le corde del vostro capo (o del vostro cliente) quando gli proporrete il vostro SMSP.

Enjoy! Bzzzzz [simple english required]

via David

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Se siete a Roma,  GIOVEDÌ 11 GIUGNO 2009 / ORE 18.00, alla libreria Croce di Corso Vittorio Emanuele 156 non perdete la presentazione del libro di Elserino Piol.

Come non perdere il futuro? Come superare la grande fase di incertezza che lo tsunami finanziario ha reso ancora più profonda? Senza disfattismi, l’Autore oltre cinquant’anni passati nell’industria dell’lCT e da quasi trenta in quella del venture capital – ricorda la storica ricchezza dell’Italia, dagli stili di vita alle gloriose tradizioni artigianali, dall’elevata qualità del capitale umano alla creatività ancora presente nel nostro DNA, e suggerisce sfidanti proposte per ridare motore allo sviluppo economico e alla crescita. Pur tratteggiando un quadro disincantato di limiti e aree protette in cui è arenato il Paese, Elserino Piol individua gli ambiti da cui far ripartire lo sviluppo: tra questi l’innovazione, attraverso cambiamenti radicali guidati da nuove aziende tecnologiche finanziate dal venture capital, quale componente della finanza “buona” finalizzata alla creazione del valore . È su questi cardini che si appoggiano la sua fiduciosa visione e le possibili vie per creare quello che manca oggi all’Italia: un sistema per l’innovazione. Per non perdere il futuro.

Dalla quarta di copertina di:

PER NON PERDERE IL FUTURO – appunti per l’innovazione e la competitività dell’Italia”

di Elserino Piol

Guerini Editore
Pubblicato: 2009
Pagine: 190
ISBN: 8862501013
Prezzo: € 18,50

ne hanno parlato: Gianluca Dettori , Luigi Ferro,

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Copia e incolla dal blog di Leandro

L’8 Giugno Frontiers ritorna. Appuntamento a ROMA.

L’Italia NON è un paese facile.

Non è un posto dove -senza soldi e coperture politiche- si possano fare miracoli.Eppure -ogni tanto- qualche eccezione capita.

Non è mai un caso, bensì il risultato di talento, tanto sudore ed un pizzico di fortuna.

Per cinque anni Frontiers of Interaction è riuscita a dare il suo contributo di speranza per l’innovazione, generando le condizioni per cui è stato possibile condividire conoscenze di vario tipo ed estrazione.

speaker_collageIn cinque anni si sono avvicendati circa 50 tra speaker internazionali e menti emergenti italiane. Tra questi ci piace ricordare: Dirk Knemeyer, Bruce Sterling, Elizabeth Chirchill, Takanori Shibata, Pabini Gabriel Petit, David Kirsh, Jeffrey Schnapp, Nathan Shedroff, Dario Nardi, Nicolas Nova, Matt Jones, Jeffrey Haung, David Orban, Asheley Benigno, Rafi Haladjian, Muriel Waldvogel, Howard Rheingold, Luca Mascaro… e poi ancora Antonio Rizzo, Fabio Sergio, Paolo Rigamonti, Stefano Sanna, Alessandro Valli, Bruno Giussani, Fabrizio Capobianco, Giorgio De Michelis, Roberto Fraboni, Roberto Borri, Teresa Colombi, Sebastiano Bagnara, Francesco DiNocera, …e sono certo di star dimenticando molti nomi.

Frontiers of Interaction viene realizzata grazie alla collaborazione attiva di persone ed aziende che credono in questo progetto e ne coprono le spese vive o realizzano le attività necessarie perché abbia successo. Senza che mai nessuno tenga un euro per sé.

Frontiers è senza fronzoli, senza cravatte, senza chiacchiere. E’ il posto dei Maker, degli innovatori seriali, di coloro che prediligono FARE.

Frontiers è un evento nato dal basso, fortemente voluto da quelli che WIRED definisce ItAliens. Persone che non si arrendono all’idea di una Italia incapace di fare della Innovazione sistematica e -tramite questa- costruire un Paese più moderno, sostenibile, libero. Una Italia capace di fornire maggiori opportunità ai talenti e -loro tramite- capace di creare maggiore ricchezza per tutti.

online il  sito ufficiale della Conferenza,  il gruppo Facebook e la registrazione aperta su Upcoming.

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Leggo sul blog di Alessandro Cravera i principali 10 ambiti di ripensamento dei modelli di management nell’era delle Aziende 2.0.

Occorre rifondare le basi della gestione d’impresa.

Solo con un profondo ripensamento delle logiche di management si può sviluppare innovazione, condizione imprescindibile per poter competere nei mercato di oggi e di domani.

i dieci punti che seguono sono tratti da uno studio a cura di Gary Hamel e un gruppo di esperti : Chris Argyris, Tim Brown, Kevin Kelly, Ed Lawler, Tom Malone, Henry Mintzberg, Jeffrey Pfeffer, C.K. Prahalad, Peter Senge, Tom Stewart, James Suroviecki e Hal Varian.

  1. Fare in modo che il lavoro del management serva un fine più elevato del mero profitto;
  2. Far rientrare le idee di comunità e cittadinanza nei sistemi di gestione,
  3. Debellare le patologie della gerarchia formale;
  4. Reinventare gli strumenti di controllo e le misure di performance;
  5. Ridefinire il concetto di leadership (architetto sociale);
  6. Espandere e valorizzare la diversità;
  7. Reinventare il processo di formulazione delle strategie come processo in divenire;
  8. Creare una democrazia dell’informazione ed espandere l’autonomia dei dipendenti;
  9. Creare mercati interni per le idee, il talento e le risorse
  10. Favorire le comunità di interessi

AMEN.

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Volete che i vostri uomini di prodotto dialoghino direttamente con le persone che useranno i vostri prodotti

Volete che il post vendita dialoghi direttamente con le persone che chiedono assistenza

Volete che gli agenti dialoghino direttamente con i prospects.

Okay allora non stiamo parlando di marketing, stiamo parlando di mobilitare l’intera azienda verso l’interazione continua con chi deciderà il destino del vostro business.

SI?

A questo punto il tema è: ” come si fa a collaborare con i clienti se non si è prima in grado di collaborare all’interno dell’organizzazione?”

I social tool sono lo strumento ideale per traghettare l’azienda verso le logiche 2.0 ma la collaborazione richiede un cambio culturale e organizzativo per la maggior parte delle organizzazioni e un salto di paradigma per la maggior parte degli impiegati.
Una volta che i vostri dipendenti avranno adottato i social media in azienda sarà più facile e naturale per loro espandere le loro interazioni includendo clienti, partner e più in generale il pubblico la fuori.

L’adozione delle logiche 2.0 è un viaggio.

un viaggio attraverso nuove dimensioni sociali ed emotive, in ambienti confortevoli (incredibile!!), che comprende un susseguirsi di benefits.
Bello no?

La prima tappa del viaggio è un semplice aggiornamento/miglioramento di processo.
non si cambia il modo di fare business, solo si valorizzano le interazioni esistenti tra silos diversi (già presenti).

L’introduzione dei social tools poi guiderà naturalmente le persone verso nuove modalità di interazione attraverso i diversi silos aziendali.

E’ così che si giunge alla seconda tappa del viaggio. Il momento in cui il cambio culturale è completato e l’ azienda è in grado di reinventare il modo in cui pezzi di business interagiscono tra loro per creare valore.

Quando infine si creeranno nuove interazioni con clienti, prospects e partner del canale allora ecco che avremo raggiunto la destinazione.

E questa terza tappa vede una radicale trasformazione del modello di business solo che sarà successo in modo naturale e, soprattutto, solo quando l’organizzazione e lo stesso business saranno pronti.

Riassunto:

La buona notizia dunque è che i benefici durano per tutto il viaggio. Attraverso i social tools si scambiano competenze e best practices, la conoscenza dell’azienda è trasversale e a portata di tutti.

Collaborando meglio e in modo più autentico l’impresa migliorerà nautralmente i processi, la rapidità nel decision making sarà sorprendente, l’innovazione diventerà una costante, l’effetto accelerazione sarà percepito dentro e fuori l’organizzazione.E tutto questo sarà solo la metà del divertimento.

L’altra faccia della medaglia:
La collaborazione richiede un cambio culturale e organizzativo per la maggior parte delle aziende e un cambio radicale di “stile di vita aziendale” per la maggior parte delle persone che ci lavorano.
Bisogna innanzitutto fare i conti con la trasparenza
Si proprio la trasparenza! Quella cosa di cui tutti si riempiono la bocca ma di cui, diciamoci la verità, dentro le nostre aziende si fa volentieri a meno.
La trsparenza cambia le regole, le convenzioni quindi il modo di lavorare.
La trasparenza prevede che si possa sbagliare (sic!!) e quindi implica la fine del modello “tiro al piccione” tanto in voga nelle aziende.
E’ la morte dei capri espiatori e pone l’enfasi sul modello, quasi sconosciuto ai più, della responsabilità individuale.

La trasparenza smaschera i mediocri, gli imboscati, mostra il vero volto delle persone.
Nel bene e nel male.
In regime di trasparenza difficilmente resistono le “facciate” soprattutto non c’è spazio per le cordate.
Allora, come la mettiamo???

Dunque per verificare se un’azienda è davvero pronta al salto verso l’universo 2.0 al posto della classica SNA (social network analysis) mi verrebbe da suggerire una SHA (SOCIAL HIPOCRISY ANALYSIS ) piuttosto che un assessment sul livello di diffusione del P.I.C MANAGEMENT (noto modello manageriale basato sulla cultura dell alibi e del Pararsi Il Culo).
Che per quello che è mediamente lo stato dell’arte mi fa pensare che più che un viaggio verso l’enterprise 2.0 introdurre il social network in azienda sia fattibile in italia come un viaggio SULL’ENTERPRISE, quella di star trek!

“Space… the Final Frontier. These are the voyages of the starship Enterprise (2.0). Its five-year mission: to explore strange new worlds; to seek out new life and new civilizations; to boldly go where no man has gone before.”

bzzzzz……

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Sul blog di Jeremiah Owyang che scrive in diretta dalla conferenza di Amsterdam sul Corporate Social Networking la sintesi, a cura del Dott.Urs Gasser dell’ Harvard’s Berkman Center, delle caratteristiche della generazione web native o facebook generation.

1.Interagiscono normalmente con persone di ogni parte del globo: e questo non può non avere un impatto sulle organizzazioni, sui brand, sugli insegnanti, sulle famiglie quando entreranno nel mondo del lavoro

2.Sono sempre on line: a 20 anni avranno passato on line circa 20.000 ore! Da cui derivano personalità multiple, pubbliche e private, on line e off line che hanno lo stesso peso sociale.

3.parlano pubblicamente di fatti personali: il 35% delle ragazze e il 30% dei ragazzi negli stati uniti ha un blog personale. Grande opportunità per le direzioni HR di conoscere dettagli e fatti personali dei propri dipendenti ma attenzione, vale anche il contrario. La facebook generation è abituata a “googolare” capi e colleghi!

4.Hanno la cultura della condivisione: per loro la condotta standard prevede la condivisione delle informazioni; non hanno solo il diritto di parlare ma anche quello di ascoltare. Il rischio: l’abuso di confidenza è dietro l’angolo, i digital native sono fans di wikileaks (lett. fughe di notizie, gossip, in realtà qui si fa riferimento ad un sito internet che dà spazio all’invio di materiale classificato e riservato, in genere documenti di carattere governativo o aziendale, da parte di fonti coperte dall’anonimato)

5.Sono creatori creativi, non più user passivi: Questa generazione crea i propri contenuti e li condivide direttamente on line (date un’occhiata ai social- report sul sito della Forrester per vedere un po’ di numeri)

6.Hanno diversi modelli di acquisizione/fruizione delle informazioni: Posto che il secondo socialnetwork di riferimento è per loro Youtube, questi ragazzi tendenzialmente “sfiorano” le notizie leggendo prevalentemente i titoli di una news. Difficilmente leggono un intero articolo.  Bisognerà riconsiderare le logiche di comunicazione interna (penso sempre alle organizzazioni)

7.Sono collaborativi, attivi e cooperativi.

8.Sono cacciatori di informazioni, “Learning through browsing” è il loro motto: sono una generazione multitask abituata a fare i conti con la sovrabbondanza di informazione a mixare quantità e qualità, a trarre conclusioni, a dare opinioni.

    Insomma….meditate aziende….meditate….

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