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Archive for the ‘web 2.0’ Category

bzzzz

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ho già parlato in un precedente post del costo dell’irrilevanza in rete.

sul blog di Davide “Tagliaerbe” Pozzi,  Davide Basile riflette sulla “gestione” della reputazione on line.

In fondo come dice Luigi Centenaro:

siamo tutti micropersonaggi pubblici, indicizzati e taggati.

Brand e individui.

bzzzz

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Copia e incolla dal blog di Leandro

L’8 Giugno Frontiers ritorna. Appuntamento a ROMA.

L’Italia NON è un paese facile.

Non è un posto dove -senza soldi e coperture politiche- si possano fare miracoli.Eppure -ogni tanto- qualche eccezione capita.

Non è mai un caso, bensì il risultato di talento, tanto sudore ed un pizzico di fortuna.

Per cinque anni Frontiers of Interaction è riuscita a dare il suo contributo di speranza per l’innovazione, generando le condizioni per cui è stato possibile condividire conoscenze di vario tipo ed estrazione.

speaker_collageIn cinque anni si sono avvicendati circa 50 tra speaker internazionali e menti emergenti italiane. Tra questi ci piace ricordare: Dirk Knemeyer, Bruce Sterling, Elizabeth Chirchill, Takanori Shibata, Pabini Gabriel Petit, David Kirsh, Jeffrey Schnapp, Nathan Shedroff, Dario Nardi, Nicolas Nova, Matt Jones, Jeffrey Haung, David Orban, Asheley Benigno, Rafi Haladjian, Muriel Waldvogel, Howard Rheingold, Luca Mascaro… e poi ancora Antonio Rizzo, Fabio Sergio, Paolo Rigamonti, Stefano Sanna, Alessandro Valli, Bruno Giussani, Fabrizio Capobianco, Giorgio De Michelis, Roberto Fraboni, Roberto Borri, Teresa Colombi, Sebastiano Bagnara, Francesco DiNocera, …e sono certo di star dimenticando molti nomi.

Frontiers of Interaction viene realizzata grazie alla collaborazione attiva di persone ed aziende che credono in questo progetto e ne coprono le spese vive o realizzano le attività necessarie perché abbia successo. Senza che mai nessuno tenga un euro per sé.

Frontiers è senza fronzoli, senza cravatte, senza chiacchiere. E’ il posto dei Maker, degli innovatori seriali, di coloro che prediligono FARE.

Frontiers è un evento nato dal basso, fortemente voluto da quelli che WIRED definisce ItAliens. Persone che non si arrendono all’idea di una Italia incapace di fare della Innovazione sistematica e -tramite questa- costruire un Paese più moderno, sostenibile, libero. Una Italia capace di fornire maggiori opportunità ai talenti e -loro tramite- capace di creare maggiore ricchezza per tutti.

online il  sito ufficiale della Conferenza,  il gruppo Facebook e la registrazione aperta su Upcoming.

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Volete che i vostri uomini di prodotto dialoghino direttamente con le persone che useranno i vostri prodotti

Volete che il post vendita dialoghi direttamente con le persone che chiedono assistenza

Volete che gli agenti dialoghino direttamente con i prospects.

Okay allora non stiamo parlando di marketing, stiamo parlando di mobilitare l’intera azienda verso l’interazione continua con chi deciderà il destino del vostro business.

SI?

A questo punto il tema è: ” come si fa a collaborare con i clienti se non si è prima in grado di collaborare all’interno dell’organizzazione?”

I social tool sono lo strumento ideale per traghettare l’azienda verso le logiche 2.0 ma la collaborazione richiede un cambio culturale e organizzativo per la maggior parte delle organizzazioni e un salto di paradigma per la maggior parte degli impiegati.
Una volta che i vostri dipendenti avranno adottato i social media in azienda sarà più facile e naturale per loro espandere le loro interazioni includendo clienti, partner e più in generale il pubblico la fuori.

L’adozione delle logiche 2.0 è un viaggio.

un viaggio attraverso nuove dimensioni sociali ed emotive, in ambienti confortevoli (incredibile!!), che comprende un susseguirsi di benefits.
Bello no?

La prima tappa del viaggio è un semplice aggiornamento/miglioramento di processo.
non si cambia il modo di fare business, solo si valorizzano le interazioni esistenti tra silos diversi (già presenti).

L’introduzione dei social tools poi guiderà naturalmente le persone verso nuove modalità di interazione attraverso i diversi silos aziendali.

E’ così che si giunge alla seconda tappa del viaggio. Il momento in cui il cambio culturale è completato e l’ azienda è in grado di reinventare il modo in cui pezzi di business interagiscono tra loro per creare valore.

Quando infine si creeranno nuove interazioni con clienti, prospects e partner del canale allora ecco che avremo raggiunto la destinazione.

E questa terza tappa vede una radicale trasformazione del modello di business solo che sarà successo in modo naturale e, soprattutto, solo quando l’organizzazione e lo stesso business saranno pronti.

Riassunto:

La buona notizia dunque è che i benefici durano per tutto il viaggio. Attraverso i social tools si scambiano competenze e best practices, la conoscenza dell’azienda è trasversale e a portata di tutti.

Collaborando meglio e in modo più autentico l’impresa migliorerà nautralmente i processi, la rapidità nel decision making sarà sorprendente, l’innovazione diventerà una costante, l’effetto accelerazione sarà percepito dentro e fuori l’organizzazione.E tutto questo sarà solo la metà del divertimento.

L’altra faccia della medaglia:
La collaborazione richiede un cambio culturale e organizzativo per la maggior parte delle aziende e un cambio radicale di “stile di vita aziendale” per la maggior parte delle persone che ci lavorano.
Bisogna innanzitutto fare i conti con la trasparenza
Si proprio la trasparenza! Quella cosa di cui tutti si riempiono la bocca ma di cui, diciamoci la verità, dentro le nostre aziende si fa volentieri a meno.
La trsparenza cambia le regole, le convenzioni quindi il modo di lavorare.
La trasparenza prevede che si possa sbagliare (sic!!) e quindi implica la fine del modello “tiro al piccione” tanto in voga nelle aziende.
E’ la morte dei capri espiatori e pone l’enfasi sul modello, quasi sconosciuto ai più, della responsabilità individuale.

La trasparenza smaschera i mediocri, gli imboscati, mostra il vero volto delle persone.
Nel bene e nel male.
In regime di trasparenza difficilmente resistono le “facciate” soprattutto non c’è spazio per le cordate.
Allora, come la mettiamo???

Dunque per verificare se un’azienda è davvero pronta al salto verso l’universo 2.0 al posto della classica SNA (social network analysis) mi verrebbe da suggerire una SHA (SOCIAL HIPOCRISY ANALYSIS ) piuttosto che un assessment sul livello di diffusione del P.I.C MANAGEMENT (noto modello manageriale basato sulla cultura dell alibi e del Pararsi Il Culo).
Che per quello che è mediamente lo stato dell’arte mi fa pensare che più che un viaggio verso l’enterprise 2.0 introdurre il social network in azienda sia fattibile in italia come un viaggio SULL’ENTERPRISE, quella di star trek!

“Space… the Final Frontier. These are the voyages of the starship Enterprise (2.0). Its five-year mission: to explore strange new worlds; to seek out new life and new civilizations; to boldly go where no man has gone before.”

bzzzzz……

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Un film importante e provocatorio che tutti quelli che credono nella democrazia dovrebbero vedere.

Don Tapscott (Wikinomics)

Atteso per 12 maggio il lancio on line di  US NOW il documentario che racconta come i newtwork on line stiano sfidando tutti i modelli gerarchici tradizionali.

In a world in which information is like air, what happens to power?

Per la prima volta in video le voci dei grandi pensatori del nostro tempo chiamati a raccontarci il futuro dei sistemi di governo.

Nel film, oltre alle autorevoli opinioni, alle sintesi, alle razionalizzazioni del fenomeno da parte di eccellenti contributors (tra questi, ovviamente, Don Tapscott autore di Wikinomics il libro che ha evidentemente ispirato gli autori del film)  si raccontano le vicende di una squadra di calcio l’Ebbsfleet United i cui proprietari sono gli stessi fans; c’è la case history di Zopa, una banca virtuale in cui ognuno è manager, banchiere e cliente allo stesso tempo; e la storia di Couch Surfing, un network virtuale (che ha recentemente superato il milione di membri in tutto il mondo) in cui ci si scambia l’ospitalità per viaggiare in modo economico e sostenibile.

US NOW spiega in in che modo la partecipazione di massa può cambiare il mondo. Per sempre.

In contemporanea a Londra l’evento LIVE organizzato da Future Gov. E’ gratuito, basta registrarsi QUI

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Diventare adulti frequentando assiduamente internet (in America si dice essere ”web native”) ha influenzato profondamente le aspettative professionali della “Generazione F” – The Facebook Generation.

Come minimo ci si aspetta che l’ambiente sociale lavorativo rispecchi l’ambiente sociale del Web.

Quindi se un’azienda spera di attrarre i più creativi ed energici membri della Generazione F deve necessariamente comprendere queste aspettative “Internet-derivate” reinventando le prassi manageriali.


Ma quali sono le caratteristiche rilevanti, professionalmente parlando, della vita on line?

Gary Hamel ne ha individuate 12, disegnando la realtà post-burocratica che gli impiegati di domani useranno come metro di paragone per determinare se la vostra azienda “c’è” oppure è “bollita”.

  1. Tutte le idee competono sullo stesso piano.  –  All ideas compete on an equal footing.
    Sul web ogni idea ha la stessa chance di avere un seguito oppure no e nessuno ha il potere di “uccidere” un’idea sovversiva o di zittire un dibattito imbarazzante. Le idee emergono e sono sostenute sulla base del valore percepito dagli utenti e non per il potere politico dei loro sponsor

  2. IL contributo conta più delle credenziali (meno forma più sostanza)    –   Contribution counts for more than credentials.
    Quando posti un video su You Tube nessuno chiede se hai fatto un corso di cinematografia o di montaggio. Quando scrivi un blog non importa a nessuno se hai un master in giornalismo. Posizione, ruolo, titoli accademici, nessuno di questi aspetti ha un reale peso in rete. Sul web non conta il tuo curriculum ma il contributo che puoi dare.

  3. Le gerarchie sono spontanee, non prestabilite.  – Hierarchies are natural, not prescribed.
    In ogni forum in rete ci sono alcuni individui che ottengono più rispetto e attenzione di altri e, di conseguenza sono maggiori influenzatori. I leader sul web non sono “nominati” da nessuna autorità superiore. these individuals haven’t been appointed by some superior authority. Al contrario il loro impatto è determinato dall’approvazione dei compagni. Sul web dunque l’autorevolezza viaggia dal basso verso l’alto e non al rovescio..

  4. I leader si mettono al servizio della comunità più che dirigerla  – Leaders serve rather than preside.
    Sul web ogni leader è al servizio della comunità e nessuno ha il potere di comandare o di sanzionare.Argomenti credibili, esempio, esperienza dimostrabile e comportamento corretto sono le uniche leve per far accadere le cose e muovere delle persone. Dimenticatelo e chi vi segue vi abbandonerà molto presto.

  5. I compiti si scelgono, non vengono assegnati  – Tasks are chosen, not assigned.
    Il web è un esempio di economia di scelta. Sia che si tratti di contribuire ad un blog, di lavorare ad un progetto open source, di condividere opinioni in un forum, le persone scelgono di lavorare su cose che hanno un interesse per loro. Secondo questa logica in rete ognuno è un lavoratore indipendente che si dedica alle proprie passioni.

  6. I gruppi si generano e organizzano in autonomia  – Groups are self-defining and -organizing.
    Sul web ti scegli i compari che vuoi. In ogni community on line sei libero di linkare alcuni individui ed ignorare tutti gli altri per condividere in profondità le cose che ti interessano solo con alcuni amici e non con tutto il mondo. Allo stesso modo nessuno può coinvolgerti forzatamente in un gruppo in cui non ti interessa entrare

  7. Le risorse si attraggono non vengono allocate  – Resources get attracted, not allocated.
    Nelle grandi organizzazioni le risorse vengono allocate top-down secondo un sistema “burocratico”. Sul web l’impegno individuale è canalizzato su progetti e idee attraenti (e magari anche divertenti) e si sottrae dai contesti che non lo sono. Il Web è un mercato in cui milioni di individui decidono, momento per momento, come spendere attenzione e tempo.

  8. Il potere deriva dal condividere le informazioni non dal tenerle per sè (o nasconderle)!  – Power comes from sharing information, not hoarding it.
    Il web si fonda anche sull’economia del regalo. Per guadagnare status e devi essere disposto a mettere a disposizione, esperienza, conoscenza, contenuti. Se non lo fai in fretta qualcun altro ti batterà sul tempo rosicchiando un credito che poteva essere tuo. On line si è incentivati a condividere e disincentivati a “preservare”

  9. Opinioni e decisioni sono condivise e criticate in modo orizzontale  – Opinions compound and decisions are peer-reviewed.
    In internet le buone idee trovano immediatamente seguito, non importa se sono distruttive o meno. Il web è un mezzo quasi perfetto per aggregare la saggezza collettiva. In questo modo la voce della massa può essere usata come un ariete che colpisce gli intricati interessi delle istituzioni nel mondo off – line.

  10. Gli User possono impedire prassi e decisioni.  – Users can veto most policy decisions.
    Come molti politici hanno imparato a proprie spese gli utenti della rete hanno opinioni forti e amano parlare. E attaccheranno molto rapidamente qualsiasi decisione o scelta che secondo loro mette a repentaglio l’interesse della comunità. L’unico modo per avere dalla propria parte gli utenti della rete è dar loro voce nelle decisioni chiave. Tu puoi anche aver costruito una community ma sono gli utenti a possederla.

  11. Le ricompense intrinseche contano più del denaro –  Intrinsic rewards matter most.
    Il web è la testimonianza diretta del potere della ricompensa intrinseca. Pensate soltanto a tutti gli articoli presenti su Wikipedia, a tutti i software open source che sono stati creati, sommate tutte le ore dedicate alla rete dai volontari: ovvio che l’essere umano offre generosamente se stesso quando ha l’opportunità di contribuire a qualcosa che gli interessa direttamente. Il denaro è buona cosa ma qui sono il il riconoscimento e la gioia della realizzazione che fanno la differenza.

  12. Gli hacker sono eroi.  –  Hackers are heroes.
    Le grandi organizzazioni tendono a rendere la vita impossibile agli attivisti a prescindere dal fatto che siano costruttivi o meno. Paradossalmente in rete invece le comunità molto spesso abbracciano punti di vista fortemente anti-autoritari. Sul web obiettori e oppositori sono spesso celebrati come rappresentanti dei valori democratici di internet soprattutto se hanno contribuito a manomettere un pezzo di codice che ha interferito con ciò che gli utenti considerano un loro inalienabile diritto digitale.

Queste, secondo Hamel, le caratteristiche del mondo digitale scritte nel dna sociale della generazione F la maggior parte delle quali non compare nel DNA manageriale delle aziende presenti nella FORTUNE 500.

Si è vero, ci sono un sacco di ragazzi in cerca di lavoro in questo momento ma bisogna essere consapevoli del fatto che davvero una minima parte di loro si sentirà a suo agio nei cubicoli aziendali old stile.

Gary Hamel pone ai lettori un paio di questioni al termine della sua analisi:

Quali sono i valori web-based più distanti dal DNA manageriale attualmente presente nelle aziende?

(risposta mia: tutti quelli in elenco?!)

E come possiamo reinventare il management per renderlo più consistente rispetto alle sensibilità emergenti della generazione F?

(risposta mia: se lo sapessi sarei BEE HAMEL anziché BEE FREE… Alessandro invece qualche idea ce l’avrebbe…)

Infine suggerisco la lettura di:

1 – Senza gerarchie al lavoro di Riccardo Semler (lui ha trasformato la sua azienda tradizionale in un luogo quasi ideale, senza regole e senza costrizioni dando vita ad un modello straordinario di democrazia industriale)

2 – Il futuro del management di Gary Hamel (il vantaggio competitivo che dura più a lungo è quello che deriva dall’innovazione nel modo di gestire le aziende dice Mr. Hamel)

3 – Competere nella complessità, il management tra ordine e caos di Alessandro Cravera (Alessandro propone un vero e proprio rovesciamento dei paradigmi manageriali correnti)

buona settimana!!

bee free

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