Feeds:
Articoli
Commenti

2011 in review

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

A New York City subway train holds 1,200 people. This blog was viewed about 4.600 times in 2011. If it were a NYC subway train, it would take about 4 trips to carry that many people.

Click here to see the complete report.

IL FUTURO CHE VORREI

Oggi ho ricevuto una mail da Riccardo Tronci che ha messo su un blog partecipativo (come lo chiamiamo un blog parecipativo? plog? boh) in cui pubblica punti di vista diversi sul “che fare” di questa nostra società. E allora scrivo, così, di getto (quindi l’italiano è quel che è) questa risposta. Chè è un pò retorica però è davvero il futuro che vorrei.

Caro Riccardo, bella domanda.

Credo che siamo arrivati al punto in cui qualsiasi cambiamento o anche rivoluzione necessaria debba partire dal singolo individuo.
È tempo di stare uniti più che mai perchè l’interconnessione di tutti gli esseri viventi è il principio che se sostenuto salverà gli uomini se ignorato decreterà la nostra fine.Purchè il dover stare insieme non diventi l’alibi per ciascuno per non assumersi completamente, individualmente la responsabilità del risultato complessivo.

Ispiriamoci a quelli che rappresentano un esempio, penso a Danilo Dolci, penso a Calamandrei, a Gandhi, a Maria Montessori, alla Montalcini. Sono partiti da loro stessi, ecco, ispiriamoci a loro.

Nel futuro che vorrei, per me, soprattutto per i miei figli, c’è il sogno dell”omnicrazia”, (la gestione diffusa e delocalizzata del potere teorizzata  da Aldo Capitini negli anni 60) contrapposta al centralismo dei partiti.

Parafrasando lo stesso Capitini ma anche il più attuale Rifkin penso che il rinnovamento sia più che politico, e la crisi odierna è anche crisi dell’assolutizzazione della politica e dell’economia. Quindi?
C’è da lavorare, tanto, iniziando dalle nostre case, per promuovere una cultura della responsabilità, dell’autenticità, della non menzogna perchè oggi siamo tutti – chi più chi meno per carità – disperatamente contaminati e corrotti, nostro malgrado.

Non è più tempo di pochi eroi che salvano il mondo bensì il tempo in cui tutti dobbiamo imparare ad esserlo.
E c’è da promuovere la cultura dello sforzo, del coraggio individuale, dell’impegno costante per muovere verso un sistema che si fondi sui principi di apertura, compresenza, omnicrazia (ancora una volta: dell’impegno costante individuale- quindi collettivo-  alla gestione della cosa pubblica).
La cultura della non violenza, dell’educazione e e della civilità
La cultura del tempo aperto oltre il tempo libero cioè del  tempo da destinare alla discussione, alla socializzazione, al raccoglimento, all’elevazione spirituale.

Oggi il mio amico “di penna” Fernando E. ( un signore sulla settantina con cui dibatto in una “attempata” mailing list) mi scrive:

“Assodato che questo governo non ha nè il coraggio nè l’intenzione di adottare provvedimenti sgradevoliper non perdere consensi, ed avendo invece tutti ben chiaro  che  si tratta di medicina indispensabile per sopravvivere,stiamo assistendo a giri di valzer per scaricare su altri tale responsabilità. Potrebbe finire che i cittadini dovranno invocare d’iniziativa misure contro loro stessi, non trovandosi alcuno che voglia prenderle…”
fern
Ecco è tutta qui la sintesi di quella che dovrà essere la società nelle nostre mani.E viva questa tua agorà, che è un progetto bellissimo, e che sposa – guarda caso – queste idee qui.

Scusa tutta questa retorica ma non sono brava a scrivere e questa mail mi è venuta così.

Ciao!
Patrizia

»Io non dico: fra poco o molto tempo avremo una società che sarà perfettamente nonviolenta, civile, omnicratica… a me importa fondamentalmente l’impiego di questa mia modestissima vita, di queste ore o di questi pochi giorni; e mettere sulla bilancia intima della storia il peso della mia persuasione »
Aldo Capitini

irresistibili le considerazioni di Michele all’uscita dell’ennesimo “social qualcosa summit”. Non potevo non riportarle qui io che sono la regina del “COPIAEINCOLLA” ! giammai e poi mai!

enjoy!

Mi capita, ogni tanto, di partecipare ad un convegno, workshop, seminario, evento, etc dedicato ai temi della comunicazione e del marketing digitale, dell’innovazione e della customer experience, tema quest’ultimo di gran moda ma capito da pochi e da molti confuso con il più prosaico CRM, più o meno evoluto ed esteso ai social media.

Questi convegni sono quasi sempre basati su un’agenda composta da: interventi + tavole rotonde + casi studio, espressi in buona parte dai vari sponsor aderenti (glod, platinum, bronze, di legno), ci mancherebbe.

Mea culpa che reitero, è raro che si ascolti qualcosa di interessante e che accenda la lampadina. E’ invece assai probabile assistere alla presentazione di uno o più fuffanti.

Il fuffante è un “consultant” e/o “qualcosa e poi manager” che te la viene a raccontare, spiegandoti il perchè e per come non hai capito un tubo circa quello che succede nel mondo digitale connesso always on.

Tipicamente non l’ha capito neanche lui, ma bisogna pur campare. I fuffanti più bravi riescono a volte a convincere la platea (o parte di essa) delle proprie teorie, ricevendone un’investitura a “guru”.

Le slides che fanno da cornice alle presentazioni sono quasi sempre scopiazzate qua e là, e difficilmente esprimono uno sforzo intellettuale e creativo realmente originale.

Dato che, specialmente quando si ha a che fare con professionisti, non è così facile rendersi conto di avere di fronte un fuffante, vi elenco quelli che – a mio avviso – sono i segnali che devono farci alzare le antenne.

Più indizi riscontrati nel medesimo speech indicano un’alta probabilità di fuffanteria.

Potrebbe essere un fuffante…

…se fa il simpatico ma si capisce che è un pò forzato.
…se durante il discorso usa tutte le seguenti parole (fare checklist): social, facebook, twitter, steve, jobs, engaging, experience, strategy, follower, target, intelligence, customer.
…se rivolgendosi alla platea chiede “c’è qualcuno che…” oppure “alzi la mano chi…” oppure “chi di voi…”.
…se fa partire un cronometro rendendone edotta la platea per far capire che rispetterà i tempi concessi per lo speech.
…se cita il libro “cluetrain manifesto”.
…se infila qua e là qualche parolaccia e/o espressione gergale, tipo: “fanculo”, “cazzo/i”, “stronzata/e”, “dovete morire” per colorire l’intervento.
…se cita gli altri speaker, soprattutto quando sono manager di aziende importanti, come se fossero amici d’infanzia quando in realtà non si sono mai visti e solo perchè sono seduti allo stesso tavolo (es: “come diceva Giorgio…”, “quello che hai detto Marco è corretto…”, etc).
…se non si abbuffa al catering (contrariamente a quanto si possa immaginare approvigionarsi – se possibile con stile – al buffet è segno atavico ed umano di appartenza alla stessa comunità, secondo la regola che “davanti al buffet siamo tutti uguali”).
…se non è interessato a parlare alla platea ma a potenziali clienti. Lo si capisce osservandone i comportamenti durante le pause, al buffet e al termine dell’incontro.
…se nel biglietto da visita il suo ruolo è descritto da tre o più parole, spesso associate in maniera inedita o casuale, tipo: digital transformation strategist, head of social media, qualcosa di tosto consultant.

Il fuffante è redento quando ad esempio riesce a dire, al cliente di turno azienda leader nella produzione di insaccati, che l’idea di aprire un blog sul sito aziendale è una stronzata.

Cheers

[a me sono venuti in testa subito un paio di nomi “altisonanti” della socialsfera…a voi?? ]

[[image above: thank’s Hugh MacLeod!!]]

BYE BYE NO CASH

foto di MICAH – http://www.flickr.com/photos/-micah/

ebbeh non ce l’ho fatta, ho scocciato mezzo mondo per farmi votare durante la prima fase del contest, volevo partecipare all’esperimento (e pure farmi un bel regalo diciamolo va), pensavo che dimostrare di poter mobilitare le persone, tante e velocemente, contasse tanto quanto avere un blog seguito e invece ciccia.

La giuria del NO CASH DAY x la NO CASH WEEK, di cui ho già parlato qui, si è riunita e ha finalmente scelto i finalisti e io non sono rientrata nella rosa dei fortunati che hanno ricevuto in dote una mastercard precaricata – con 500 euro – da usare per un’intera settimana.

Mi sono fatta un giro sui loro blog –  nota: alcuni dei  link che ho trovato qui erano sbagliati, rimandavano al sito anzichè al blog e la pista di atterraggio in qualche caso non mi è piaciuta –  perchè ero curiosa di vedere i “fenomeni” ebbene….

Ebbene ero partita polemica e distruttiva e invece …. e invece [ancora] in qualche caso mi sono dovuta ricredere.

FRANCESCA COLUCCI  simpatica, lei il suo bimbo e pure il suo cane. Mi piace la sua sfida, avrei voluto pensarci io ma l’originalità non è mai stata il mio forte.

SILVIA PAOLI, nonostante rappresenti l’antitesi dei miei riferimenti – io ho sottoscritto il manifesto della frugalità – è brava, sa scrivere ed è ironica e divertente. Insomma si legge volentieri e il suo blog effettivamente è seguitissimo.

ALESSANDRA COLUCCI, non è una penna, decisamente, il titolo del post la dice lunghissima (dato il suo mestiere ci si aspettava qualcosa in più, diciamocelo), però è simpatica, carina e il suo blog ha un bel vestito, il migliore, decisamente.

Insomma questi sono i tre, anzi LE tre che passano il turno OMHO.  Seguono quelli booooooo (leggi buu), che come minimo hanno rubato il posto al mio amico Andrea. Facevo il tifo per lui perchè è uno dei rari blogger che quando racconta la realtà mi fa srotolare dal ridere senza sbagliare i congiuntivi. E secondo me, se fosse andato in finale come meritava, avrebbe pure vinto perchè il suo, sono certa, sarebbe stato il diario migliore. vabè.

Tra i fenomeni che gli hanno rubato il posto ce ne è una che non sa scrivere e in più già si lamenta; uno armato di buonissima volontà ma noioso povero, anzi noiosissimo; uno che sarà pure seguitissimo ma mi domando da chi perchè quello che scrive è bored to death e pure illeggibile;

tutta invidia diranno loro. Può darsi. Ma può darsi di no.

bye bye no cash!

Ricevo e volentieri pubblico.

20110715-001351.jpg

I processi di disgregazione seguono tutti leggi esponenziali, che si tratti di economia, di ambiente, del pilotaggio di un aeroplano e quant’altro si rapporti a fenomeni cosiddetti “complessi”.
Quando il pilota intercetta una situazione anormale, una deviazione cioè dal risultato che si attende per una certa impostazione dei comandi, sa bene che la prima cosa da fare è interrompere l’anomalia e solo dopo pensare a impostare un nuovo assetto che ripristini le condizioni di volo corrette.

Ma per applicare le contromisure che determinano l’interruzione della “deriva” esiste sempre un tempo assegnato, trascorso il quale l’aereo entra in quell’area del cosiddetto “inviluppo” dei parametri di volo in cui la situazione diviene rapidamente irrecuperabile e qualsiasi manovra di contrasto si risolve solo in un modo diverso di finire male.
Tutti gli incidenti aerei sono legati a questa logica.
Lo stesso vale per il degrado ambientale.

Quella che segue è una storiella che si illustra nei corsi base di questo genere di tematiche:
tutti i giorni feriali, un bambino attraversa un parco per recarsi a scuola; il parco è abbellito da un laghetto, dove nota una ninfea che sta attecchendo, già dotata di alcune foglie e di un bel fiore vistoso. Ne chiede poi alla maestra, la quale gli spiega che, sì, la ninfea è bellissima, ma infestante: raddoppia infatti ogni giorno la sua dotazione di foglie e bisogna badare che non arrivi a ricoprire l’intero specchio d’acqua, cosa che impedirebbe l’interscambio di ossigeno tra l’aria e la superficie liquida, finendo per causare la morte del popolamento di pesci rossi che vi abita.
Il tempo passa e lo scolaro osserva con preoccupazione la “macchia” della ninfea allargarsi vistosamente; si rende pure conto che è difficile fare un computo di quante foglie coprano ormai il lago, al fine di stimare il tempo residuo per intervenire.
Finché un giorno osserva che metà del lago è coperta di foglie e fiori; e poiché si tratta di un ragazzino sveglio, comprende di colpo di dover gettare l’allarme: se il rateo di crescita comporta il raddoppio giornaliero del fogliame, il doppio della metà dà infatti l’’intero e il giorno dopo il lago sarà totalmente infestato.

L’esempio rende essenzialmente la natura di tutti i processi ad andamento esponenziale: in un primo momento “strisciano”, come se la velocità di mutamento non cambiasse, somigliando quindi a processi lineari; ma giunti al cosiddetto “ginocchio”, improvvisamente il processo accelera, e a seconda dei casi si può avere costante almeno l’accelerazione, in altri neppure quella.
È bene pure avere presente che, se le leggi matematiche che sottostanno ai processi descritti godono generalmente dell’”invarianza di scala”, nel senso che la stessa legge può descrivere una crisi economica o l’esplosione di un chilo di dinamite, tuttavia alla scala “umana” le cose si muovono più lentamente che nella chimica: questo determina conseguenze sulla percezione dei fenomeni e del loro stato di avanzamento, al punto che può essere difficile interpretare “a naso” in che momento ci trovi realmente.

Ricordo che un giorno di non molto tempo fa (si doveva essere prossimi a qualche festività), un caro amico, tutt’altro che sprovveduto, si produsse nell’ormai tradizionale lagno: “dicono che c’è crisi, ma supermercati e centri commerciali sono tutti pieni”. Dovetti redarguirlo “a brutto muso”, che se le vendite, generalmente intese, fossero calate del dieci per cento, lui non avrebbe mai potuto accorgersene: pur tuttavia, un fattore “-10” nel fatturato generale sarebbe qualcosa di assai vicino alla zona “catastrofica” della curva di evoluzione.

Per capire meglio, sarebbe indispensabile procedere a rilevazioni corrette dei dati di base, nonché a sintesi ancora più “oneste”, tutta “roba” inesistente nel nostro apparato sociale corrotto e falsificatore.
A mio avviso, anche se siamo apparentemente ancora lontani “dalla metà del lago”, le cose sono già abbastanza avanti da far quantomeno dubitare della possibilità di un recupero “non catastrofico”.

Le cosiddette “misure” contingenti di cui tanto si parla a sproposito, sono solo un misto di demagogia e cieca ignoranza; eppure, dato per scontato che le “strimpellino” i giornali di regime, non so darmi pace che i partiti di sedicente opposizione e i giornali che li rappresentano possano considerarsi soddisfatti delle briciole elargite dal “tremorti”, tra cui l’abrogazione del provvedimento che sospendeva parte dell’adeguamento annuale alle pensioni sopra i 1400 euro (lordi)/mese.

Il “taglialegna” può concedere di spostarsi di qualche centimetro in avanti o dietro, ma per chi “ci vede” resta ostinatamente seduto sulla parte sbagliata del ramo e continua imperterrito a segare; e quanto alla Costituzione la usa al più per “incartarci la ciriola” della colazione.
Rimane poi il problema della correlazione del tutto immaginaria di questi provvedimenti con la crisi in corso, anch’essa in buona parte conseguenza del tutto irreale del colossale “gioco del monopoli”, che continua a essere incoraggiato a livello mondiale e che vede nell’italietta di questi sordidi e corrotti ignoranti una delle migliori applicazioni possibili.
D’altro canto, è noto che i fantasmi li vedono quelli che ci credono; ma questo sarebbe un altro discorso ancora più lungo.

Dunque finito il setacciamento di facebook a caccia di voti, dopo essermi genuflessa con parenti e amici, soprattutto con un discreto numero di sconosciuti rispolverati per l’occasione, pur di recuperare quel mezzo voto utile a raggiungere una posizione semiragguardevole in classifica ora non mi resta che attendere la sentenza definitiva.

Mi vedete, sono quella in alto a dx, sono al 5° posto nella hall of fame del 1° no cash day italiano. Hai detto niente. Quei 137 voti rappresentano tutto il mi network attivo, probabimente mi avrà aiutato anche Luca Sappino dalle pagine del suo blog, non so.

Nei prossimi giorni la giuria del NO CASH DAY, sponsorizzato da MASTERCARD italia, comunicherà i vincitori del primo turno di questo contest divertente finalizzato alla promozione della cultura della moneta elettronica in italia.

I sei finalisti avranno a disposizione una mastercard precaricata con 500 euro da spendere nella settimana in cui si impegnano a non usare mai denaro contante.  Ciascun blogger racconterà la sua settimana no cash sul proprio blog.

Io ho deciso di partecipare per i motivi che ho spiegato qui e anche – senza ipocrisia – per il premio finale, visto che una Mastercard precaricata con 2000 euro sarebbe un bel regalo di ferragosto.

Inutile dire che ci spero tanto di essere tra i finalisti e insieme a me vorrei sicuramente Andrea anche se poi lui finirebbe col vincere la gara visto che è proprio una bella penna.

Insomma sono qui che aspetto la mail della giuria e nel frattempo muoio di caldo.

ps: a proposito di no cash, la proposta di Gianni Cavallini   mi pare abbia un gran buon senso.

A proposito di CASH, ok è il tormentone di questi giorni, stamattina sono stata al Flash Mob davanti al senato per protestare contro il ripensamento del governo sulla destinazione d’uso dei 4 Miliardi risparmiati con l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne.

Questi soldini si era d’accordo di impegnarli per noi donne, visto che siamo noi a metterceli , e ne avremmo di cosine da sistemare, per esempio favorire l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro, per la conciliazione fra tempi di vita e tempi di lavoro e per il fondo non autosufficienza ecc..

Quattro miliardi  nei primi dieci anni e, dopo, 242 milioni di euro a regime ogni anno: sono cifre che mai le donne italiane hanno potuto anche solo sognare. Ora succede che ci hanno ripensato!!!  E questo grave furto rischia di passare inosservato.

Questo tesoro consentirebbe alle donne italiane e a tutto il Paese di rimettersi in marcia verso gli obiettivi europei, non solo in termini di equiparazione femminile, ma anche di crescita economica. L’Italia stenta a crescere e non può quindi ignorare ciò che è universalmente riconosciuto: il miglior ricostituente per lo sviluppo  è un tasso di occupazione femminile elevato!

Vabè, al flash mob, vuoi per l’orario (ci hanno concesso le 9 del mattino, comodo come orario no?), vuoi perchè le donne che lavorano con figli e marito il tempo di manifestare non ce l’hanno in generale, eravamo pochine. Però le donne della politica l’appello l’hanno raccolto e infatti erano tutte li con noi. Rosy Bindi, Susanna Camusso, Anna Finocchiaro, Paola Concia ed Emma Bonino.
Beh, insomma, non molliamo ecco, cerchiamo di tenere alta l’attenzione, la tensione e la pressione. Alla fine li prenderemo per stanchezza. 😉
Ah Le foto sono mie. carine no?

LikeUnlike · · Share · Delete