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Posts Tagged ‘internet’

In un momento di particolare “allegria” mi sono chiesta quanta gente muoia su facebook o su myspace ogni anno e che fine facciano, nel tempo, i bagagli dei relativi account.

Così mi è capitato di riflettere sul fatto che se da una parte la rete ci consente di raddoppiare la dimensione esistenziale offrendoci uno spazio virtuale in cui vivere e lasciare le nostre tracce, al momento del nostro trapasso questa seconda dimensione è destinata a sparire.

Anche nel mondo reale resterà ben poco direte voi ma a cosa sarà servito passare tutte quelle ore davanti al pc per caricare tera di foto, secchi di parole e tag sul blog, video, clip audio, tutto quello che abbiamo sentito rappresentarci o appartenerci, tutto quanto parlava di noi?

Mi piacerebbe, per esempio, che mio figlio ritrovasse tutto. Perchè in fondo in tutto quanto ci sono io c’è anche lui. Forse perchè quando ho iniziato la mia seconda vita nel mondo virtuale lui era appena nato, “nativo digitale ” pensavo già nel ’95, “il suo mondo non avrà confini!”

Ecco, anche solo per lui vorrei non andassero perse alcune cose. Per ogni volta che non avrò avuto il tempo di mostrargliele o raccontargliele io stessa. Ed ecco che in questo nostalgico ferragosto (non malinconico per carità!) finisco dentro l’obituario di Mydeathspace e poi su questo sito.

Offrire la neternity è una grande idea  e non perchè sia particolarmente intelligente. “Quelli che l’hanno concepita devono essere dei gran furbacchioni!!” mi sono detta gironzolando sul loro sito.  Infatti il compito di Youdeparted è piuttosto semplice: immagazzinare dati e “oggetti” virtuali e far recapitare a cari e amici tutte le nostre ultime volontà, informandoli anche della presenza di documenti importanti come passaporti e polizze assicurative. Però ammettiamolo è comodo che al momento di partire ci sia qualcuno che prepari le valigie (almeno quelle virtuali) per noi. O no?

bzzzzz

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alza la voce_verde

Da oggi al 14 luglio questo blog posta soltanto la protesta contro il DDL Alfano che limita l’attività dei blogger italiani. Ci sarà meno informazione libera e più censura. Sono cose che accadono in paesi come l’Iran e la Birmania. Questo post lo leggerai sul molti altri blog italiani. E’ la nostra risposta silenziosa alla legge ammazza-internet.

hanno già aderito:

Alessandro Gilioli, Alessandro Robecchi, Mario Adinolfi, Giuseppe Granieri, Claudio Sabelli Fioretti, Sergio Ferrentino, Edoardo Poeta e Antonio Dini, Ivan Scalfarotto, Luca Sofri, Alessandro Robecchi, Mario Adinolfi, Giuseppe Granieri, Claudio Sabelli Fioretti, Antonio Dini, Ladri di marmellate, Schegge di vetro,Paz 83, il Kaleidoscopio, Italia Libera, Leibniz, Mr. Mozo Rising, Rollie, Paul The Wine Guy, Sara Biscioni, Giamo, Alessandro Longo, Andrea Sacchini, Nikita, Gaspar Torriero, Fiordisale, il Disinformatore, Massi, Luca Becattini, Federico Ferrazza, Daniele Minotti, Byoblu, Andrea Marchetti, l’Ottantanove, Psychomedia, Andrea Sacchini, Albatroreloaded, Alberto Cane, Nikitaly, Alixias, Diggita.it, blogdessennamenmansichnichtmerkenkann, Niente bavagli, Tomate, Cristiano Valli, Papille vagabonde, Videofolli, Akille.net, Cittadini italiani, Fiordisale, Vittorio Zambardino, Eleonora Bianchini, Massimo Mantellini, Enzo Di Frenna e Guido Scorza.

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Diventare adulti frequentando assiduamente internet (in America si dice essere ”web native”) ha influenzato profondamente le aspettative professionali della “Generazione F” – The Facebook Generation.

Come minimo ci si aspetta che l’ambiente sociale lavorativo rispecchi l’ambiente sociale del Web.

Quindi se un’azienda spera di attrarre i più creativi ed energici membri della Generazione F deve necessariamente comprendere queste aspettative “Internet-derivate” reinventando le prassi manageriali.


Ma quali sono le caratteristiche rilevanti, professionalmente parlando, della vita on line?

Gary Hamel ne ha individuate 12, disegnando la realtà post-burocratica che gli impiegati di domani useranno come metro di paragone per determinare se la vostra azienda “c’è” oppure è “bollita”.

  1. Tutte le idee competono sullo stesso piano.  –  All ideas compete on an equal footing.
    Sul web ogni idea ha la stessa chance di avere un seguito oppure no e nessuno ha il potere di “uccidere” un’idea sovversiva o di zittire un dibattito imbarazzante. Le idee emergono e sono sostenute sulla base del valore percepito dagli utenti e non per il potere politico dei loro sponsor

  2. IL contributo conta più delle credenziali (meno forma più sostanza)    –   Contribution counts for more than credentials.
    Quando posti un video su You Tube nessuno chiede se hai fatto un corso di cinematografia o di montaggio. Quando scrivi un blog non importa a nessuno se hai un master in giornalismo. Posizione, ruolo, titoli accademici, nessuno di questi aspetti ha un reale peso in rete. Sul web non conta il tuo curriculum ma il contributo che puoi dare.

  3. Le gerarchie sono spontanee, non prestabilite.  – Hierarchies are natural, not prescribed.
    In ogni forum in rete ci sono alcuni individui che ottengono più rispetto e attenzione di altri e, di conseguenza sono maggiori influenzatori. I leader sul web non sono “nominati” da nessuna autorità superiore. these individuals haven’t been appointed by some superior authority. Al contrario il loro impatto è determinato dall’approvazione dei compagni. Sul web dunque l’autorevolezza viaggia dal basso verso l’alto e non al rovescio..

  4. I leader si mettono al servizio della comunità più che dirigerla  – Leaders serve rather than preside.
    Sul web ogni leader è al servizio della comunità e nessuno ha il potere di comandare o di sanzionare.Argomenti credibili, esempio, esperienza dimostrabile e comportamento corretto sono le uniche leve per far accadere le cose e muovere delle persone. Dimenticatelo e chi vi segue vi abbandonerà molto presto.

  5. I compiti si scelgono, non vengono assegnati  – Tasks are chosen, not assigned.
    Il web è un esempio di economia di scelta. Sia che si tratti di contribuire ad un blog, di lavorare ad un progetto open source, di condividere opinioni in un forum, le persone scelgono di lavorare su cose che hanno un interesse per loro. Secondo questa logica in rete ognuno è un lavoratore indipendente che si dedica alle proprie passioni.

  6. I gruppi si generano e organizzano in autonomia  – Groups are self-defining and -organizing.
    Sul web ti scegli i compari che vuoi. In ogni community on line sei libero di linkare alcuni individui ed ignorare tutti gli altri per condividere in profondità le cose che ti interessano solo con alcuni amici e non con tutto il mondo. Allo stesso modo nessuno può coinvolgerti forzatamente in un gruppo in cui non ti interessa entrare

  7. Le risorse si attraggono non vengono allocate  – Resources get attracted, not allocated.
    Nelle grandi organizzazioni le risorse vengono allocate top-down secondo un sistema “burocratico”. Sul web l’impegno individuale è canalizzato su progetti e idee attraenti (e magari anche divertenti) e si sottrae dai contesti che non lo sono. Il Web è un mercato in cui milioni di individui decidono, momento per momento, come spendere attenzione e tempo.

  8. Il potere deriva dal condividere le informazioni non dal tenerle per sè (o nasconderle)!  – Power comes from sharing information, not hoarding it.
    Il web si fonda anche sull’economia del regalo. Per guadagnare status e devi essere disposto a mettere a disposizione, esperienza, conoscenza, contenuti. Se non lo fai in fretta qualcun altro ti batterà sul tempo rosicchiando un credito che poteva essere tuo. On line si è incentivati a condividere e disincentivati a “preservare”

  9. Opinioni e decisioni sono condivise e criticate in modo orizzontale  – Opinions compound and decisions are peer-reviewed.
    In internet le buone idee trovano immediatamente seguito, non importa se sono distruttive o meno. Il web è un mezzo quasi perfetto per aggregare la saggezza collettiva. In questo modo la voce della massa può essere usata come un ariete che colpisce gli intricati interessi delle istituzioni nel mondo off – line.

  10. Gli User possono impedire prassi e decisioni.  – Users can veto most policy decisions.
    Come molti politici hanno imparato a proprie spese gli utenti della rete hanno opinioni forti e amano parlare. E attaccheranno molto rapidamente qualsiasi decisione o scelta che secondo loro mette a repentaglio l’interesse della comunità. L’unico modo per avere dalla propria parte gli utenti della rete è dar loro voce nelle decisioni chiave. Tu puoi anche aver costruito una community ma sono gli utenti a possederla.

  11. Le ricompense intrinseche contano più del denaro –  Intrinsic rewards matter most.
    Il web è la testimonianza diretta del potere della ricompensa intrinseca. Pensate soltanto a tutti gli articoli presenti su Wikipedia, a tutti i software open source che sono stati creati, sommate tutte le ore dedicate alla rete dai volontari: ovvio che l’essere umano offre generosamente se stesso quando ha l’opportunità di contribuire a qualcosa che gli interessa direttamente. Il denaro è buona cosa ma qui sono il il riconoscimento e la gioia della realizzazione che fanno la differenza.

  12. Gli hacker sono eroi.  –  Hackers are heroes.
    Le grandi organizzazioni tendono a rendere la vita impossibile agli attivisti a prescindere dal fatto che siano costruttivi o meno. Paradossalmente in rete invece le comunità molto spesso abbracciano punti di vista fortemente anti-autoritari. Sul web obiettori e oppositori sono spesso celebrati come rappresentanti dei valori democratici di internet soprattutto se hanno contribuito a manomettere un pezzo di codice che ha interferito con ciò che gli utenti considerano un loro inalienabile diritto digitale.

Queste, secondo Hamel, le caratteristiche del mondo digitale scritte nel dna sociale della generazione F la maggior parte delle quali non compare nel DNA manageriale delle aziende presenti nella FORTUNE 500.

Si è vero, ci sono un sacco di ragazzi in cerca di lavoro in questo momento ma bisogna essere consapevoli del fatto che davvero una minima parte di loro si sentirà a suo agio nei cubicoli aziendali old stile.

Gary Hamel pone ai lettori un paio di questioni al termine della sua analisi:

Quali sono i valori web-based più distanti dal DNA manageriale attualmente presente nelle aziende?

(risposta mia: tutti quelli in elenco?!)

E come possiamo reinventare il management per renderlo più consistente rispetto alle sensibilità emergenti della generazione F?

(risposta mia: se lo sapessi sarei BEE HAMEL anziché BEE FREE… Alessandro invece qualche idea ce l’avrebbe…)

Infine suggerisco la lettura di:

1 – Senza gerarchie al lavoro di Riccardo Semler (lui ha trasformato la sua azienda tradizionale in un luogo quasi ideale, senza regole e senza costrizioni dando vita ad un modello straordinario di democrazia industriale)

2 – Il futuro del management di Gary Hamel (il vantaggio competitivo che dura più a lungo è quello che deriva dall’innovazione nel modo di gestire le aziende dice Mr. Hamel)

3 – Competere nella complessità, il management tra ordine e caos di Alessandro Cravera (Alessandro propone un vero e proprio rovesciamento dei paradigmi manageriali correnti)

buona settimana!!

bee free

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The Internet? Bah! (1995) – Perchè il cyberspazio non è e non sarà mai il nirvana è un articolo di Newsweek del 1995  in cui l’autore Clifford Stoll definisce internet sostanzialmente un “pacco” (fregatura/illusione n.d.r.).

Nell’articolo il giornalista afferma “ nessun database on line sostituirà mai un giornale cartaceo, nessun CD-ROM può sostituire un docente competente e nessuna rete di computer potrà mai cambiare il modo in cui le amministrazioni lavorano!

Alcuni estratti:

“Ogni voce può essere ascoltata istantaneamente e a costo zero in rete.

Il risultato? Ogni voce è ascoltata.

La cacofonia rassomiglia alle voci sovrapposte dei radioamatori, con i loro baracchini, le argomentazioni, le molestie, le minacce anonime. Li dove tutti gridano e pochissimi ascoltano….

…Nicholas Negroponte, direttore del MIT, predice che presto compreremo libri e giornali direttamente in rete. Siii certo… come no…

. . .ci promettono cataloghi on line, grandi acquisti con un semplice clik.

Acquisteremo biglietti aerei, prenoteremo ristoranti e negozieremo contratti.

I negozi diventeranno obsoleti. E allora come mai i centri commerciali fanno più affari in un pomeriggio che l’intera rete in un mese??

E anche se ci fosse un metodo sicuro per pagare in internet – e non c’è – la rete dimentica l’ingrediente essenziale del capitalismo: i venditori.”

questa, all’alba del 2009, è per me la parte migliore:

“E come può internet essere utile in politica?
Quando Andy Spano corse come rappresentante della contea di Westchester, N.Y., mise ogni comunicato e rassegna stampa su un sito on – line.
Ebbene, in questa ricca contea, con abbondanza di computer companies, quanti elettori si sono collegati? Meno di 30.
non mi pare un buon auspicio!”

Fa sorridere vero? Povero Clifford, alle volte ad esser troppo scettici si perde la faccia.

[Tranne che in italia ovviamente dove certe boiate ci si può permettere di sostenerle ancora oggi e in prima serata.]

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