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Posts Tagged ‘social media expert’

bel titolo eh? originale, smart!! (ma te prego, il giorno che la smetterò di pretendere da me cose che non sono in grado di darmi sarà sempre troppo tardi) vabè considerazioni [altre] a parte: Mi sono imbattuta in questo nuovo “fenomeno” social che è pinterest e, grazie a Beatrice Nolli che ha sponsorizzato il mio ingresso, sono entrata nel meraviglioso mondo del re-pin.

Beatrice sostiene che il fenomeno è già “in auge” dal basso del mio pessimismo dico che ci vorrà ancora un po’ ma sicuramente Pinterest ha tutte le carte in regola per diventare il prossimo fenomeno sociale anche qui, da noi, in italia [auggghhh]. Quelli di Mashable dicono che cambierà radicalmente le regole del social commerce e secondo me non sbagliano.

Pinterest sta divendando un vero volano per Etsy promuovendo – attraverso i re-pin degli utenti – non solo il sito di crowdsocial commerce più famoso al momento ma soprattutto il nuovo stile di vita che ETSY rappresenta, cioè comportamenti d’acquisto virtuosi oltre che originali.

[fossi un grande brand sarei preoccupata non tanto della concorrenza tradizionale quanto di questo fenomeno emergente della corsa all’acquisto – almeno on line – del prodotto esclusivo creato firmato  dall’artigiano di nicchia che, grazie alla rete, ha opportunità di visibilià e promozione al pari dei grandi brand ….ah la democrazia del web…ma di questo parlerò un’altra volta…]

Pinterest, molto in sintesi, è una bacheca virtuale che consente agli utenti di condividere immagini e link che trovano interessanti o stimolanti. una volta condivise queste immagini diventano ” pin” che possono essere salvate su tavole tematiche che gli utenti possono personalizzare e suddividere per diversi argomenti. Una volta che qualcosa è stato “pinnato” può essere  “ripinnato” da altri utenti.

I membri possono usare il “Pin It” toolbookmarklet e app iPhone per salvare le cose che vedono online e offline, e possono esplorare e “Repinnare” le immagini che raccolgono i loro amici attraverso i newsfeed personali. Il sito è particolarmente popolare tra le donne, che rappresentano il 58% del traffico Pinterest, secondo Experian Hitwise. La popolarità del sito è in rapida crescita. Il traffico di PINTEREST è più che quadruplicato tra settembre 2011 e dicembre 2011, raggiungendo quota 7,51 milioni di visitatori unici nel solo mese di dicembre. La quantità di traffico inviato da Pinterest  verso fuori è aumentato di conseguenza e il sito, secondo Monetate,Pinterest è diventato uno dei top five referrer per il segmento fashion/abbigliamento.

“Pinterest fuziona perchè promuove uno stile di vita” 

Dice il suo progettista e co-fondatore Evan Sharp che sintetizza: ” Pinterest richiede un approccio più olistico al marketing, e può essere più efficace e coinvolgente rispetto alla pubblicità tradizionale, perché i consumatori possano davvero vedere come il vostro marchio si inserisce nella loro vita.”

Al di là di promuovere i propri prodotti, è anche possibile utilizzare Pinterest come un modo per trasmettere la cultura dell’azienda, le foto dell’ufficio, la mascotte, le persone, la pausa pranzo e gli eventi. I fan sono curiosi e  voyeur, sono interessati a questi aspetti e sono questi dettagli che avvolgono l’immaginario e aiutano ad umanizzare il brand.

Già, un brand più umano…

E’ questo il motivo per cui dopo meno di due anni di attività, Pinterest è già uno dei più popolari social network del mondo?

if small is the new big. human is the answer?

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irresistibili le considerazioni di Michele all’uscita dell’ennesimo “social qualcosa summit”. Non potevo non riportarle qui io che sono la regina del “COPIAEINCOLLA” ! giammai e poi mai!

enjoy!

Mi capita, ogni tanto, di partecipare ad un convegno, workshop, seminario, evento, etc dedicato ai temi della comunicazione e del marketing digitale, dell’innovazione e della customer experience, tema quest’ultimo di gran moda ma capito da pochi e da molti confuso con il più prosaico CRM, più o meno evoluto ed esteso ai social media.

Questi convegni sono quasi sempre basati su un’agenda composta da: interventi + tavole rotonde + casi studio, espressi in buona parte dai vari sponsor aderenti (glod, platinum, bronze, di legno), ci mancherebbe.

Mea culpa che reitero, è raro che si ascolti qualcosa di interessante e che accenda la lampadina. E’ invece assai probabile assistere alla presentazione di uno o più fuffanti.

Il fuffante è un “consultant” e/o “qualcosa e poi manager” che te la viene a raccontare, spiegandoti il perchè e per come non hai capito un tubo circa quello che succede nel mondo digitale connesso always on.

Tipicamente non l’ha capito neanche lui, ma bisogna pur campare. I fuffanti più bravi riescono a volte a convincere la platea (o parte di essa) delle proprie teorie, ricevendone un’investitura a “guru”.

Le slides che fanno da cornice alle presentazioni sono quasi sempre scopiazzate qua e là, e difficilmente esprimono uno sforzo intellettuale e creativo realmente originale.

Dato che, specialmente quando si ha a che fare con professionisti, non è così facile rendersi conto di avere di fronte un fuffante, vi elenco quelli che – a mio avviso – sono i segnali che devono farci alzare le antenne.

Più indizi riscontrati nel medesimo speech indicano un’alta probabilità di fuffanteria.

Potrebbe essere un fuffante…

…se fa il simpatico ma si capisce che è un pò forzato.
…se durante il discorso usa tutte le seguenti parole (fare checklist): social, facebook, twitter, steve, jobs, engaging, experience, strategy, follower, target, intelligence, customer.
…se rivolgendosi alla platea chiede “c’è qualcuno che…” oppure “alzi la mano chi…” oppure “chi di voi…”.
…se fa partire un cronometro rendendone edotta la platea per far capire che rispetterà i tempi concessi per lo speech.
…se cita il libro “cluetrain manifesto”.
…se infila qua e là qualche parolaccia e/o espressione gergale, tipo: “fanculo”, “cazzo/i”, “stronzata/e”, “dovete morire” per colorire l’intervento.
…se cita gli altri speaker, soprattutto quando sono manager di aziende importanti, come se fossero amici d’infanzia quando in realtà non si sono mai visti e solo perchè sono seduti allo stesso tavolo (es: “come diceva Giorgio…”, “quello che hai detto Marco è corretto…”, etc).
…se non si abbuffa al catering (contrariamente a quanto si possa immaginare approvigionarsi – se possibile con stile – al buffet è segno atavico ed umano di appartenza alla stessa comunità, secondo la regola che “davanti al buffet siamo tutti uguali”).
…se non è interessato a parlare alla platea ma a potenziali clienti. Lo si capisce osservandone i comportamenti durante le pause, al buffet e al termine dell’incontro.
…se nel biglietto da visita il suo ruolo è descritto da tre o più parole, spesso associate in maniera inedita o casuale, tipo: digital transformation strategist, head of social media, qualcosa di tosto consultant.

Il fuffante è redento quando ad esempio riesce a dire, al cliente di turno azienda leader nella produzione di insaccati, che l’idea di aprire un blog sul sito aziendale è una stronzata.

Cheers

[a me sono venuti in testa subito un paio di nomi “altisonanti” della socialsfera…a voi?? ]

[[image above: thank’s Hugh MacLeod!!]]

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Gapingvoid

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i loved it!

via MIKE ARAUZ

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professional prism of trust

professional prism of trust

per fortuna i Social media unexpert non sono nell’elenco.

il visual è del mio amico David Armano
😉

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