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Posts Tagged ‘sostenibilità’

Se siete a Roma,  GIOVEDÌ 11 GIUGNO 2009 / ORE 18.00, alla libreria Croce di Corso Vittorio Emanuele 156 non perdete la presentazione del libro di Elserino Piol.

Come non perdere il futuro? Come superare la grande fase di incertezza che lo tsunami finanziario ha reso ancora più profonda? Senza disfattismi, l’Autore oltre cinquant’anni passati nell’industria dell’lCT e da quasi trenta in quella del venture capital – ricorda la storica ricchezza dell’Italia, dagli stili di vita alle gloriose tradizioni artigianali, dall’elevata qualità del capitale umano alla creatività ancora presente nel nostro DNA, e suggerisce sfidanti proposte per ridare motore allo sviluppo economico e alla crescita. Pur tratteggiando un quadro disincantato di limiti e aree protette in cui è arenato il Paese, Elserino Piol individua gli ambiti da cui far ripartire lo sviluppo: tra questi l’innovazione, attraverso cambiamenti radicali guidati da nuove aziende tecnologiche finanziate dal venture capital, quale componente della finanza “buona” finalizzata alla creazione del valore . È su questi cardini che si appoggiano la sua fiduciosa visione e le possibili vie per creare quello che manca oggi all’Italia: un sistema per l’innovazione. Per non perdere il futuro.

Dalla quarta di copertina di:

PER NON PERDERE IL FUTURO – appunti per l’innovazione e la competitività dell’Italia”

di Elserino Piol

Guerini Editore
Pubblicato: 2009
Pagine: 190
ISBN: 8862501013
Prezzo: € 18,50

ne hanno parlato: Gianluca Dettori , Luigi Ferro,

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Aurelio Peccei, non fu tanto un economista quanto un “manager”, aspetto questo che lo rese con il tempo una figura più vicina a uno scienziato che a quei filosofi “in libris”, come con disprezzo li chiamava Galileo, ai quali sinistramente somigliano tanti pretesi economisti, i moderni in particolare, con l’illustre eccezione di Georgescu Roegen, che non a caso proveniva dalla fisica;

costoro non tardarono a denigrarne l’opera, rimproverandogli, come era fin troppo scontato, di assumere atteggiamenti da “profeta di sciagure” sulla base di congetture gratuite;

in realtà le sue intuizioni e il suo lavoro furono quelli di un pioniere e i mezzi dell’epoca per poterli sviluppare non erano certo all’altezza, pertanto gli avversari ebbero buon gioco ad averne ragione;

Peccei fu tra i pochi che antevide la globalizzazione della contesa sulle risorse (peraltro già rintracciabile in embrione nel Russell del ’23) e soprattutto che propose per la loro analisi l’impiego dei modelli matematici, finalmente possibili grazie all’avvento degli elaboratori elettronici digitali, programmabili.

Inutile sottolineare quanto irrazionali fossero invece i suoi critici, tali ancora oggi e così “ciechi” da non riuscire a concepire l’assurdità delle loro teorizzazioni sullo “sviluppo”, che si volevano contrarie, fondate sull’assioma semplicemente idiota delle “risorse infinite”.

La sua iniziativa di costituire il Club di Roma in collaborazione con il bostoniano MIT, quando avrebbe potuto andarsene comodamente in pensione, e di finanziarlo a titolo personale, dovrebbe riconoscergli il merito di “apostolo dell’umanità”; ma in una società sempre più impegnata nella sostituzione della “ragione” con la “ragione plausibile” non fa meraviglia che figure “scomode” di tal genere, impegnate a perseguire la veglia della Ragione in un momento storico che ne predica il sonno come mai prima, siano invece letteralmente rimosse dal “pantheon” sociale.

Lo storico primo rapporto del Club, “I limiti dello sviluppo”, occupa tuttora un posto d’onore nella mia biblioteca personale; per quanto “datato”, è una pietra miliare a futura memoria; è come un segnale stradale a indicare una svolta importante e rischiosa: si può ignorarlo, ma nessuno potrà mai più sostenere che “non c’era”.  M.G.

Questa mail mi arriva oggi da mio padre in risposta alla “cosa” che segue in calce.

Ora capisco il perchè della mia spontanea attrazione per certi “eroi” di questo e altri tempi nonostante la mia conclamata, lazzarona, ignoranza. Certe passioni devono essere ereditarie.


* Aurelio Peccei, scomparso nel 1984, è stato un economista di fama mondiale. Ex partigiano, dopo la seconda guerra mondiale è stato dirigente della Fiat e presidente dell’Olivetti. Particolarmente attivo nel WWF e in altre importanti organizzazioni ambientaliste, ha fondato nel 1968 il Club di Roma, costituito da scienziati, economisti, manager e politici animati dallo scopo di trovare risposte sul futuro del nostro pianeta. Nel 1972 il gruppo ha pubblicato il famoso rapporto I limiti dello sviluppo, in cui per la prima volta si lanciava l’allarme sulla sostenibilità del progresso economico e tecnologico

Dipende da noi

di Aurelio Peccei*


«Oggi cominciamo a comprendere che quanto accadrà d’ora in avanti dipende da noi in una misura mai concepita nel passato, che dobbiamo fare appello a nuove forme di coraggio e previdenza, che non possiamo permetterci di commettere ulteriormente gravi errori politici o ideologici».
Questa analisi di Aurelio Peccei, risalente alla fine degli anni settanta, appare oggi di un’attualità quasi profetica.
Seguono alcuni brani tratti dal libro Campanello d’allarme per il XXI secolo, scritto insieme a Daisaku Ikeda e uscito in Italia nel 1985 per la casa editrice Bompiani (ne verrà pubblicata a breve una nuova edizione), dove Peccei argomenta le ragioni delle sue affermazioni e avanza le sue proposte per il cambiamento.

Il boom economico e il progresso tecnico-scientifico
[Negli anni ’50 e ’60] predominava, per quanto atteneva al futuro, un clima di legittima euforia. Previsioni in apparenza legittime lasciavano credere in uno standard di vita più elevato e in un’esistenza più serena e armonica sia per i ricchi sia per gli indigenti. Tutti eravamo troppo assorbiti dalla lieta preconizzazione dei benefici derivanti dalle nostre prodezze tecnico-scientifiche e dai successi economici per darci pensiero dei costi e dei limiti futuri, per non dire di un possibile declino delle condizioni generali del mondo. […]

Disordine interiore
Ma in realtà la conseguenza più nefasta della nostra fallace convinzione secondo la quale le politiche, le strategie, le linee di condotta alle quali continuiamo ad attenerci finiranno per sottrarci alle crisi che attualmente ci insidiano, sta nel fatto che tale persuasione distoglie la nostra attenzione dal nocciolo del problema occultando ben altro alla radice della nostra crisi, qualcosa di intangibile e ancora indefinito, e tuttavia fondamentale, qualcosa infine che si cela in noi e ha il potere di produrre il male altrimenti incomprensibile che ci possiede. Mi riferisco al nostro stato di disordine interiore. Questo è il vero tallone di Achille della personalità dell’uomo e della donna di oggi, e pertanto della nostra civiltà trionfante.
[…] Noi interferiamo in misura crescente con tutto ciò che il nostro pianeta offre, trasformandolo senza posa allo scopo fin troppo palese di porlo al servizio delle nostre necessità e delle nostre pretese con progressiva efficienza e risultati sempre più copiosi. Ma le nostre tensioni interiori, i nostri squilibri, le nostre incertezze tendono ad allargarsi alle nostre comunità, a contagiare di sé la società; sicché moltiplicandosi ricadono di nuovo su di noi a livello individuale.
Tali processi, al tempo stesso causa e conseguenza del nostro disordine interno e del rapporto sempre più caotico con il nostro ambiente, hanno trovato notevole incentivo nelle rivoluzioni materiali che hanno determinato mutamenti radicali così vistosi e profondi da differenziare il nostro tempo da ogni precedente epoca storica e farne un fenomeno a sé stante. Grazie a una siffatta metamorfosi abbiamo acquisito in brevissimo tempo nozioni e poteri inaspettati. Nondimeno dobbiamo riconoscere che, inebriati dalla nuova realtà, l’abbiamo erroneamente interpretata come la prova della nostra funzione primaria, quasi fossimo il baricentro di ogni cosa. Ahimé, appare invece assai evidente che l’accresciuta ampiezza delle nostre facoltà non si accompagna a una nuova saggezza, a una nuova e adeguata visione delle cose, e che troppo spesso finiamo per tradirle o per farne un uso inconsulto, determinando nella globalità del nostro ambiente trasformazioni radicali e spesso incontrollabili, o alle quali non sappiamo adeguarci. Quanto più andiamo ampliando la gamma dei nostri poteri e delle nostre conoscenze, tanto maggiori sono i pericoli ai quali ci troviamo esposti. […]

Un nuovo umanesimo
Soltanto un nuovo umanesimo che da un lato non scenda a compromessi nelle sue motivazioni ideali e per altro verso si mostri coerente con la realtà tecnologica del nostro tempo potrà esserci di valido aiuto in questo cruciale recupero di noi stessi. Solamente questa forma di umanesimo, dimostrando che la salvezza ha il suo punto di partenza in noi, può accordarci la forza necessaria per raggiungere mete più elevate consentendoci di esplorare le strade alternative che ci guideranno al futuro. Ciò che designo come rivoluzione umana è appunto quella rinascita dello spirito dell’essere umano in un momento di grande sconvolgimento e di sconforto. […]

La meta della rivoluzione umana
[…] La meta primaria della rivoluzione umana, nonché l’esito più importante che dalla stessa dobbiamo attenderci, è la piena realizzazione delle nostre capacità innate. […] Il mondo ha bisogno di trovare la fiducia in se stesso e nella sua capacità di forgiare un futuro migliore. Lo sviluppo delle nostre risorse innate costituisce il punto naturale d’avvio grazie al quale ci sarà consentito di costruire questa fiducia e pertanto di renderci conto che il salto di qualità umana necessario per uscire dal pozzo non è un’utopia ma una prospettiva assolutamente verosimile. Lo è, se vogliamo che lo sia. Fare nostra questa convinzione è il presupposto e il punto di partenza per adottare d’ora in avanti una linea d’azione costruttiva.
Uno degli effetti benefici più cospicui derivanti dalla rivoluzione umana è da vedere nel fatto che per la prima volta verrà spianata dinnanzi a noi la strada della pace. […]

Una visione illuminata
Qual è il destino che ci attende? È un interrogativo che ci assilla da tempo immemorabile, che si situa al di sopra della nostra comprensione e che, con ogni probabilità, non avrà mai una risposta definitiva ed esauriente. Ciò non toglie che la rivoluzione umana, nei termini da me descritti, sia un imperativo imprescindibile. Essa soltanto ci potrà elargire un punto di osservazione più elevato dal quale spingere il nostro sguardo in avanti; essa soltanto avrà modo di illuminarci, svelandoci ciò che il futuro tiene forse in serbo per l’umanità; essa soltanto, infine, potrà farci comprendere che, a conclusione di un processo che ha visto crescere in misura stupefacente la specie umana in termini numerici, di potere e di sapere, colmando tutti gli spazi della sua dimora terrestre ed esercitando il suo totale dominio sulla stessa, per la prima volta dobbiamo sobbarcarci responsabilità a lungo termine e lottare per lasciare in retaggio alle generazioni future un pianeta che offra più consolanti condizioni di vita e sul quale operi una società più governabile.
Solamente la rivoluzione umana ci permetterà di comprendere che, per raggiungere questo traguardo vitale, dobbiamo migliorare la nostra qualità interiore e acquisire piena armonia spirituale e culturale. In virtù di questa rivoluzione, la fine del nostro secolo e del presente millennio potrà diventare la porta che darà accesso a uno dei periodi più floridi e felici della storia umana. […]

Prepararci al futuro
Un fatto è indiscutibile: uno degli obiettivi della rivoluzione da me auspicata consiste nel preparare più validamente le persone ad affrontare gli aspetti oltremodo complessi del mondo contemporaneo, e parimenti tutto ciò che in esso vi è di artificioso, le nuove interrelazioni di ogni cosa con tutto il resto e le sfide per noi affatto insolite che la nuova realtà mondiale impone al genere umano. […]
Solamente la rivoluzione umana può svelare appieno il nostro potenziale interiore, farci sentire fino in fondo chi e che cosa siamo noi in realtà e indurci a mutare conseguentemente la linea globale del nostro comportamento. Solamente la rivoluzione umana può insegnarci a usare opportunamente computer e satelliti, motori e dispositivi di ogni specie. Solo a essa spetta il compito di spiegarci come occorra utilizzare i reattori nucleari e i mille congegni elettronici a nostra disposizione per meglio comunicare con i nostri simili ed entrare in contatto con l’universo nel quale siamo immersi. Ma soprattutto giova asserire come soltanto questa rivoluzione sia in grado di farci comprendere l’importanza di sopravvivere, sia per fruire di una vita altamente meritevole di essere vissuta come tale, sia per fare della nostra esistenza lo strumento idoneo a preparare con vivo senso di umana responsabilità una linea e un costume di vita appropriati alle necessità delle generazioni che ci seguiranno.

Agenda for the end of the century [pdf scaricabile – Eng. Req]

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Dieci giorni e novanta voti dopo questo post qui ecco infine i risultati.

1° – 27% dei voti: Un posto dove crescere in fretta

Le opportunità personali e professionali qui sono senza fine. L’azienda si sforza continuamente di migliorarsi e allo stesso tempo dà agli individui le motivazioni e gli incoraggiamenti a ottenere ciò che desiderano.

2° – 24% dei voti: mi ispira

Con il termine ispirazione si intende una particolare eccitazione della mente, della fantasia o del sentimento che spinge un individuo a dar vita ad un’opera. A realizzare qualcosa. [fonte Wikipedia]

La mia azienda ideale mi fa vedere oltre il visibile, mi affascina la verve intellettuale che manifesta. E’ capace di andare oltre l’immaginario, sconvolgere l’ordinario e coniare un nuovo modo di concepire il business. La mia azienda ideale mi ispira, mi motiva all’eccellenza. Qui le differenze vengono valorizzate, ci si contamina, si è curiosi, si sperimenta. La mia azienda ideale è uno spazio è un idea e la creatività qui è di casa.

3° – 23% dei voti: mi paga bene

Garantisce dei compensi equi per tutti. E’ imparziale, non fa favoritismi in assunzioni o promozioni.

4° – 17% dei voti: E’ per uno sviluppo sostenibile

…c’è una certa soddisfazione nel sapere che il lavoro che faccio sostiene un’organizzazione che ha un impatto positivo e profondo su altre organizzazioni e sulle vite di altre persone. La sostenibilità è oggi l’unica strada che può garantire la generazione di valore duraturo, nel tempo.

5° – 8% dei voti: Mi manifesta riconoscenza.

è entusiasmante fare del proprio meglio per un’azienda che lo apprezza per davvero.  Qui mi sento come se fossi io a fare la differenza.

La mia azienda ideale, in realtà, queste caratteristiche le ha tutte e, udite udite, esistono delle realtà così, persino in italia: La classifica delle migliori aziende in italia secondo il GREAT PLACE TO WORK INSTITUTE ITALY

Grazie ai 90 che hanno votato.

P*

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