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netguru upload

Lui è un tipo interessante si occupa di socialmedia ha una visione decisamente evoluta è partner & strategist di una società di marketing & communication WW ed è pure finlandese.
Insomma è il mio eroe del giorno.
ovviamente è nel mio network di FB

bzzzzzzzzz

«Ringraziare desidero il divino
labirinto delle cause e degli effetti
per la diversità delle creature
che compongono questo universo singolare,
per la ragione, che non cesserà di sognare
un qualche disegno del labirinto,
per il viso di Elena e la perseveranza di Ulisse,
per l’amore, che ci fa vedere gli altri
come li vede la divinità,
per il saldo diamante e l’acqua sciolta
per l’algebra, palazzo di precisi cristalli,
per le mistiche monete di Angelus Silesius,
per Schopenhauer,
che forse decifrò l’universo,
per lo splendore del fuoco
che nessun essere umano può guardare
senza uno stupore antico

per il mogano, il sandalo e il cedro,
per il pane e il sale,
per il mistero della rosa
che prodiga colore e non lo vede,
per certe vigilie e giorni del 1955,
per i duri mandriani che nella pianura
aizzano le bestie e l’alba,
per il mattino a Montevideo,
per l’arte dell’amicizia,
per l’ultima giornata di Socrate,
per le parole che in un crepuscolo furono dette
da una croce all’altra,
per quel sogno dell’Islam che abbracciò
mille notti e una notte,
per quell’altro sogno dell’inferno,
della torre del fuoco che purifica,
e delle sfere gloriose,
per Swedenborg,
che conversava con gli angeli per le strade di Londra,
per i fiumi segreti e immemorabili
che convergono in me,
per la lingua che secoli fa parlai nella Northumbria,
per la spada e l’arpa dei sassoni,
per il mare, che è un deserto risplendente
e una cifra di cose che non sappiamo,
per la musica verbale d’Inghilterra,
per la musica verbale della Germania,
per l’oro che sfolgora nei versi,
per l’epico inverno
per il nome di un libro che non ho letto,

per Verlaine, innocente come gli uccelli,
per il prisma di cristallo e il peso d’ottone,
per le strisce della tigre,
per le alte torri di San Francisco e di Manhattan,
per il mattino nel Texas,
per quel sivigliano che stese l’Epistola Morale,
e il cui nome, come preferiva, ignoriamo,
per Seneca e Lucano, di Cordova,
che prima dello spagnolo
scrissero tutta la letteratura spagnola,
per il geometrico e bizzarro gioco degli scacchi,
per la tartaruga di Zenone e la mappa di Royce,
per l’odore medicinale degli eucalipti,
per il linguaggio, che può simulare la sapienza,
per l’oblio, che annulla o modifica i passati,
per la consuetudine,
che ci ripete e ci conferma come uno specchio,
per il mattino, che ci procura l’illusione di un principio,
per la notte, le sue tenebre e la sua astronomia,
per il coraggio e la felicità degli altri,
per la patria, sentita nei gelsomini
o in una vecchia spada,
per Whitman e Francesco d’Assisi che scrissero già
questa poesia,
per il fatto che questa poesia è inesauribile
e si confonde con la somma delle creature
e non arriverà mai all’ultimo verso
e cambia secondo gli uomini,
per Frances Haslam, che chiese perdono ai suoi figli
perché moriva così lentamente,
per i minuti che precedono il sonno,
per il sonno e la morte,
quei due tesori occulti,
per gli intimi doni che non elenco,
per questa musica, misteriosa forma del tempo».

Jorge Luis Borges, Un’altra poesia dei doni (da L’altro, lo stesso)

Recentemente c’è stato un dibattito sul perché le grandi imprese non riescano ad innovare.
Forse sono troppo ortodosse, forse temono di cannibalizzare i mercati, forse hanno paura dei rischi, delle incertezze. Forse, forse.

O forse, più semplicemente, dipende dal fatto che operano sulla base di un modello gestionale che premia il conformismo e punisce la creatività
Leggendo il management 2.0 secondo Gary Hamel e vedendo lo speech di Dan Pink su Ted si intuisce come il nodo della questione per molte aziende, soprattutto le più grandi, sia riconducibile ai vecchi modelli gestionali ed ai sistemi completamente sbagliati di retribuzione e incentivazione tuttora “in essere”.
Organizziamo le nostre imprese (Hamel) e definiamo gli incentivi (Pink) premiando la coerenza e il conformismo, quando ciò di cui abbiamo veramente bisogno sono sperimentazione e creatività.
Ancora oggi la maggior parte delle prassi gestionali che le aziende applicano si basano su modelli di management che furono sviluppati in aziende come la General Motors negli anni ‘30 e ‘40. Quando la maggioranza dei dipendenti erano poco alfabetizzati ed il loro valore aggiunto era la loro manodopera.

Gli obiettivi erano semplici, non era richiesta creatività ma conformismo e subordinazione.

In questo ambito, come sottolinea Pink, i modelli di retribuzione ed incentivazione come li conosciamo avevano un senso. I sistemi di incentivazione tradizionale funzionano quando i compiti sono semplici, chiari e possono essere eseguiti seguendo un processo molto ben definito.

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Guida al management perfetto

Immagine1

Siccome competiamo sia in mercati scarsi sia in mercati abbondanti, la struttura di management non è a taglia unica: dobbiamo perseguire simultaneamente il controllo e il caos.

Vi sembra schizzofrenico? E’ soltanto la natura del mondo ibrido in cui stiamo entrando, dove scarsità e abbondanza coesistono fianco a fianco.

[cut&paste da wired in edicola]

WIKI WANTS YOU!

alla faccia del crowdsourcing!!

La lettera di Michael Snow e Jimmy Wales.

Michael Snow Jimmy Wales

È difficile credere che meno di dieci anni fa Wikipedia non esisteva. Oggi, 330 milioni di persone ogni mese usano Wikipedia, rendendola la più usata al mondo tra le fonti di conoscenza online. Centinaia di migliaia di volontari hanno costruito e portato avanti i diversi progetti Wikimedia negli ultimi 8 anni.

Anche se finora abbiamo fatto molto, abbiamo ancora molta strada da fare per raggiungere il nostro obiettivo, la nostra visione di un mondo in cui ogni persona possa liberamente partecipare alla condivisione di tutta la conoscenza umana. Come possiamo costruire il nostro successo per vincere le sfide a cui ci troviamo di fronte? Meno di un quinto della popolazione mondiale ha accesso a Internet. Anche se centinaia di migliaia di volontari hanno contribuito ai progetti Wikimedia sino ad oggi, essi non sono pienamente rappresentativi delle diversità del mondo. Lavorando per costruire un movimento mondiale per creare e condividere la libera conoscenza ci troviamo di fronte a molte scelte.

Stiamo dando vita ad un progetto che si protrarrà per un anno e che vedrà lo sviluppo di un piano strategico per il movimento Wikimedia. In particolare stiamo cercando di capire:

  • Dove ci troviamo ora?
  • Dove vogliamo essere tra cinque anni?
  • Quale strada per arrivarci?

Aiutaci a trovare le risposte a queste domande. Analizzale, suddividile, rifletti su cosa significano per la nostra vision e i nostri valori. Ci sono cinque modi in cui puoi aiutare:

Nell’immaginario collettivo Social Business è ancora un qualcosa legato alle nuove tecnologie.
Errore.

Social Business è innanzitutto un nuovo modo di lavorare.
Bzzzz

Olivier Blanchard, marchettaro di ultima generazione, ci spiega in modo divertente ed estremamente efficace come calcolare il ROI di un SMSP (social media strategy plan).

Cosa troverete nella presentazione:

La definizione di R.O.I., la giustificazione commerciale dell’utilizzo dei social media nelle strategie di marketing, l’attuale equazione di R.O.I. ,  un metodo che vi guiderà passo dopo passo a calcolare il R.O.I di un social media strategy plan e ancora mondo reale e consulenza senza senso il tutto in un “formato” slideshow decisamente originale.

Cosa NON troverete nella presentazione:

Nulla di quanto già proposto da quelli che si autoproclamano “social media guru” che difficilmente sanno di cosa si sta parlando veramente; una presentazione che muoverà quasi certamente le corde del vostro capo (o del vostro cliente) quando gli proporrete il vostro SMSP.

Enjoy! Bzzzzz [simple english required]

via David

NETernità

In un momento di particolare “allegria” mi sono chiesta quanta gente muoia su facebook o su myspace ogni anno e che fine facciano, nel tempo, i bagagli dei relativi account.

Così mi è capitato di riflettere sul fatto che se da una parte la rete ci consente di raddoppiare la dimensione esistenziale offrendoci uno spazio virtuale in cui vivere e lasciare le nostre tracce, al momento del nostro trapasso questa seconda dimensione è destinata a sparire.

Anche nel mondo reale resterà ben poco direte voi ma a cosa sarà servito passare tutte quelle ore davanti al pc per caricare tera di foto, secchi di parole e tag sul blog, video, clip audio, tutto quello che abbiamo sentito rappresentarci o appartenerci, tutto quanto parlava di noi?

Mi piacerebbe, per esempio, che mio figlio ritrovasse tutto. Perchè in fondo in tutto quanto ci sono io c’è anche lui. Forse perchè quando ho iniziato la mia seconda vita nel mondo virtuale lui era appena nato, “nativo digitale ” pensavo già nel ‘95, “il suo mondo non avrà confini!”

Ecco, anche solo per lui vorrei non andassero perse alcune cose. Per ogni volta che non avrò avuto il tempo di mostrargliele o raccontargliele io stessa. Ed ecco che in questo nostalgico ferragosto (non malinconico per carità!) finisco dentro l’obituario di Mydeathspace e poi su questo sito.

Offrire la neternity è una grande idea  e non perchè sia particolarmente intelligente. “Quelli che l’hanno concepita devono essere dei gran furbacchioni!!” mi sono detta gironzolando sul loro sito.  Infatti il compito di Youdeparted è piuttosto semplice: immagazzinare dati e “oggetti” virtuali e far recapitare a cari e amici tutte le nostre ultime volontà, informandoli anche della presenza di documenti importanti come passaporti e polizze assicurative. Però ammettiamolo è comodo che al momento di partire ci sia qualcuno che prepari le valigie (almeno quelle virtuali) per noi. O no?

bzzzzz

bzzzz

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