Ogni articolo classificato come “perle di saggezza” non è il prodotto dei miei esercizi intellettuali. Più semplicemente si tratta di un copia incolla di storie o pensieri altrui che condivido al 100% e che quindi posto qui a beneficio dei milioni di lettori che seguono questo straordinario spazio. E dunque qui vediamo perchè no al nucleare.
[...]qualche tempo fa ho rotto gli indugi e, sacrificando ulteriori notti di sonno, ho potuto reperire i dati con i quali costruire un quadro d’insieme sia pure semplificato che tenesse però in considerazione il ciclo di produzione nella sua globalità; uno dei trucchi più vergognosi applicati senza remora alcuna in questa nostra epoca di bugiardi professionisti è infatti la trattazione volutamente parziale del problema, con omissione deliberata di componenti importanti e persino “cardinali”; un approccio che consente facilmente di dimostrare tutto e il suo contrario, a seconda della bisogna (esattamente il misfatto che i curatori del forum fasullo “pro nucleare” perpetrano sfacciatamente).
[...]mi limito a osservare che, ad onta delle scempiaggini sostenute nell’esecrato sito, è tuttora reale il rischio di una crisi da insufficienza di uranio, la cui disponibilità a livelli accessibili deve essere considerata scarsa in termini industriali; ciò, ove la tecnologia nucleare fosse abbracciata in misura rilevante dalle nazioni al presente in grado di farlo, destinate inoltre e inesorabilmente ad aumentare di numero.
L’ipotesi fu ben sostenuta in un celebre articolo di “Le Scienze”, mi pare degli anni ’80; ma anche se la stima delle riserve di uranio è cresciuta negli ultimi decenni, ancor più cresciuta è la richiesta; si è pertanto già a ridosso dello stesso modo di illudere la gente usato per il petrolio, dove si scrivono persino dei libri per magnificare le immani riserve che saranno scoperte, quando invece la pratica dei fatti dimostra che l’esigenza continua a salire a fronte di una disponibilità disperatamente costante, preludio di un crollo più o meno imminente.
La soluzione dei reattori “veloci” autofertilizzanti, almeno allo stadio attuale della tecnologia, sarebbe un rimedio peggiore del male per via della loro intrinseca criticità; a meno di non usare il 232-torio al posto dell’uranio e del plutonio, che però non possono essere completamente esclusi, rimanendo indispensabili per l’innesco della reazione a catena, naturalmente in quantità inferiore a quella richiesta da un reattore termico;
l’ostacolo principale consiste essenzialmente nell’impossibilità di usare acqua per il raffreddamento del nucleo, che agirebbe come “moderatore” diminuendo la velocità di reazione a livello di un non-autofertilizzante. L’alternativa di usare per il raffreddamento sodio o piombo fusi, conduce a dover fronteggiare l’induzione di corrosioni molto elevate nei materiali, per tacere che il sodio è estremamente reattivo chimicamente e pronto a esplodere se un guasto dovesse portarlo a contatto con l’acqua indispensabile per produrre il vapore destinato ad alimentare le turbine.
Un discorso speciale meritano poi i problemi estrattivi dei materiali fissili, relativamente agli elevatissimi consumi energetici e ai problemi ambientali e di salute degli operatori addetti, alla data praticamente tanto devastanti quanto insolubili, e circa i quali l’onda lunga del segreto militare ha imposto sinora un vergognoso silenzio.
Sulle scorie si è detto tutto e anche di più. (il torio 232Th ha un’emivita di oltre 14 miliardi di anni, i cicli all’uranio determinano scarichi nettamente più radiotossici e di lunga vita rispetto ai cicli al torio, e che gli attuali reattori (2° e 3° gen. ad uranio) determinano i risultati di gran lunga peggiori con ben un milione di anni per ridurre la radiotossicità al valore dell’uranio di partenza. Per dare un’idea del valore di un sievert, si tenga presente che la dose che in media un uomo assorbe in un anno per esposizione alla radioattività naturale è di 0,0024 Sv. N.D.R)
Sarei preoccupatissimo poi di scoprire che il comando della sicurezza fosse affidato a un computer: quando la criticità supera certi ordini di grandezza i sistemi di garanzia devono essere con solo apparente paradosso i più semplici possibile, ma soprattutto devono essere completamente scorrelati dal fenomeno cui devono opporsi; pensare che la sicurezza di un sistema sia assicurata dal sistema stesso è una follia concettuale che dovrebbe apparire tale già “a tavolino”.
Eppure ci è costata “Cernobyl”, dove tra le concause il posto principale spettò proprio alla caduta del sistema di controllo conseguente all’improvvisa diminuzione dell’energia prodotta per via del basso regime di funzionamento (che fu proprio la condizione imposta al reattore dall’esperimento che si voleva realizzare!).
Tuttavia e ad esempio, un sistema “meccanico a consenso passivo” non è affatto banale da realizzare: a Cernobyl c’era, ma l’aumento di temperatura conseguente ai primi istanti di malfunzionamento fu così repentino che la dilatazione termica dei materiali avvenne a una velocità maggiore di quella di caduta, per gravità, delle barre di assorbimento dei neutroni, che in tal modo letteralmente s’incastrarono nelle “guide” di scorrimento, non riuscendo così a determinare lo spegnimento del reattore, il quale quasi immediatamente esplose con tale forza da sollevare e scaraventare di lato al fabbricato il tetto metallico pesante ben 2.000 (duemila!) tonnellate, immettendo nell’atmosfera una nube satura dei prodotti di fissione, prevalentemente 137-cesio (mutageno, difetti cardiovascolari, neoplasie di vario genere), 131-iodio (cancro della tiroide), 90-stronzio(cancro delle ossa).
Questa nota spiega bene come mai persino in Giappone dove la sicurezza degli impianti è da sempre considerata top a livello mondo non si sia riusciti ad evitare gli incidenti a seguito del terremoto devastante che ha colpito il paese in questi giorni. All’impianto di Fukushima laparziale fusione del nocciolo è molto probabile. Secondo Giorgio Ferrari, esperto di nucleare, intervistato da Qualenergia.it, oltre al probabile cattivo funzionamento del sistema di raffreddamento, a Fukushima potrebbero aver fallito anche i sistemi di contenimento. Le conseguenze sui lavoratori della centrale sarebbero gravissime.
In sintesi:
- reperibilità delle materie prime utili al funzionamento delle centrali,
- alto impatto ambientale per l’estrazione delle materie prime,
- altissimo impatto ambientale per l’eliminazione delle scorie,
- impossibilità, ad oggi, di garantire la sicurezza al 100% delle centrali
- altissimo ed irreversibile impatto ambientale in caso di incidente
BASTA? BASTA, BASTA. bbbbbz-zzz-zzzzzt!
documenti:
Giorgio Ferrari – Nucleare impossibile