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Alziamo la voce.

“Io credo che idee come certezza assoluta, precisione assoluta, verità finale, ecc., siano finzioni dell’immaginazione che non dovrebbero essere ammissibili in alcun campo della scienza. D’altra parte, ogni affermazione probabilistica è giusta o sbagliata secondo il punto di vista della teoria su cui si basa. Questa scioltezza di pensiero pare a me il più grande regalo che la scienza moderna ci abbia fatto. Perché credere nell’esistenza di una verità unica e credere di esserne il possessore sono le radici di tutto il male che c’è al mondo” .

Sono le parole con le quali il grande Max Born concluse il suo discorso “magistrale” all’atto di ricevere il premio Nobel per la fisica, nel 1954

Time Management

via MIKE

Siccome sono pigerrima [in realtà sono nelle curve col lavoro - quello vero!!] per sapere come è andata la cena con Josh Bernoff organizzata da Mauro Lupi guardatevi le foto di Kawakumi. Per le considerazioni leggetevi “a cena con l’analista reloaded” di Antonio Povolini. Un mito! Ovviamente Povolini, mica Josh!

a tavola

Anzi per dirla tutta a me Mr Bernoff non è stato simpaticissimo…però ero dall’altra parte del tavolo quindi abbiamo scambiato in tutto 3 parole (quelle del mio vocabolario d’inglese da 5a elementare) e il biglietto da visita….cena

Josh a fine cena ha chiesto a tutti se avevamo dei suggerimenti da lasciargli;  ecco … in quel momento avrei voluto dirgli  di mettersi a dieta! Poi ho pensato che forse non era il tipo di suggestione che avrebbe gradito ricevere…. non so perchè…. bzzzz

Se siete a Roma,  GIOVEDÌ 11 GIUGNO 2009 / ORE 18.00, alla libreria Croce di Corso Vittorio Emanuele 156 non perdete la presentazione del libro di Elserino Piol.

Come non perdere il futuro? Come superare la grande fase di incertezza che lo tsunami finanziario ha reso ancora più profonda? Senza disfattismi, l’Autore oltre cinquant’anni passati nell’industria dell’lCT e da quasi trenta in quella del venture capital – ricorda la storica ricchezza dell’Italia, dagli stili di vita alle gloriose tradizioni artigianali, dall’elevata qualità del capitale umano alla creatività ancora presente nel nostro DNA, e suggerisce sfidanti proposte per ridare motore allo sviluppo economico e alla crescita. Pur tratteggiando un quadro disincantato di limiti e aree protette in cui è arenato il Paese, Elserino Piol individua gli ambiti da cui far ripartire lo sviluppo: tra questi l’innovazione, attraverso cambiamenti radicali guidati da nuove aziende tecnologiche finanziate dal venture capital, quale componente della finanza “buona” finalizzata alla creazione del valore . È su questi cardini che si appoggiano la sua fiduciosa visione e le possibili vie per creare quello che manca oggi all’Italia: un sistema per l’innovazione. Per non perdere il futuro.

Dalla quarta di copertina di:

PER NON PERDERE IL FUTURO – appunti per l’innovazione e la competitività dell’Italia”

di Elserino Piol

Guerini Editore
Pubblicato: 2009
Pagine: 190
ISBN: 8862501013
Prezzo: € 18,50

ne hanno parlato: Gianluca Dettori , Luigi Ferro,

reputazione 2.0

ho già parlato in un precedente post del costo dell’irrilevanza in rete.

sul blog di Davide “Tagliaerbe” Pozzi,  Davide Basile riflette sulla “gestione” della reputazione on line.

In fondo come dice Luigi Centenaro:

siamo tutti micropersonaggi pubblici, indicizzati e taggati.

Brand e individui.

bzzzz

Copia e incolla dal blog di Leandro

L’8 Giugno Frontiers ritorna. Appuntamento a ROMA.

L’Italia NON è un paese facile.

Non è un posto dove -senza soldi e coperture politiche- si possano fare miracoli.Eppure -ogni tanto- qualche eccezione capita.

Non è mai un caso, bensì il risultato di talento, tanto sudore ed un pizzico di fortuna.

Per cinque anni Frontiers of Interaction è riuscita a dare il suo contributo di speranza per l’innovazione, generando le condizioni per cui è stato possibile condividire conoscenze di vario tipo ed estrazione.

speaker_collageIn cinque anni si sono avvicendati circa 50 tra speaker internazionali e menti emergenti italiane. Tra questi ci piace ricordare: Dirk Knemeyer, Bruce Sterling, Elizabeth Chirchill, Takanori Shibata, Pabini Gabriel Petit, David Kirsh, Jeffrey Schnapp, Nathan Shedroff, Dario Nardi, Nicolas Nova, Matt Jones, Jeffrey Haung, David Orban, Asheley Benigno, Rafi Haladjian, Muriel Waldvogel, Howard Rheingold, Luca Mascaro… e poi ancora Antonio Rizzo, Fabio Sergio, Paolo Rigamonti, Stefano Sanna, Alessandro Valli, Bruno Giussani, Fabrizio Capobianco, Giorgio De Michelis, Roberto Fraboni, Roberto Borri, Teresa Colombi, Sebastiano Bagnara, Francesco DiNocera, …e sono certo di star dimenticando molti nomi.

Frontiers of Interaction viene realizzata grazie alla collaborazione attiva di persone ed aziende che credono in questo progetto e ne coprono le spese vive o realizzano le attività necessarie perché abbia successo. Senza che mai nessuno tenga un euro per sé.

Frontiers è senza fronzoli, senza cravatte, senza chiacchiere. E’ il posto dei Maker, degli innovatori seriali, di coloro che prediligono FARE.

Frontiers è un evento nato dal basso, fortemente voluto da quelli che WIRED definisce ItAliens. Persone che non si arrendono all’idea di una Italia incapace di fare della Innovazione sistematica e -tramite questa- costruire un Paese più moderno, sostenibile, libero. Una Italia capace di fornire maggiori opportunità ai talenti e -loro tramite- capace di creare maggiore ricchezza per tutti.

online il  sito ufficiale della Conferenza,  il gruppo Facebook e la registrazione aperta su Upcoming.

Leggo sul blog di Alessandro Cravera i principali 10 ambiti di ripensamento dei modelli di management nell’era delle Aziende 2.0.

Occorre rifondare le basi della gestione d’impresa.

Solo con un profondo ripensamento delle logiche di management si può sviluppare innovazione, condizione imprescindibile per poter competere nei mercato di oggi e di domani.

i dieci punti che seguono sono tratti da uno studio a cura di Gary Hamel e un gruppo di esperti : Chris Argyris, Tim Brown, Kevin Kelly, Ed Lawler, Tom Malone, Henry Mintzberg, Jeffrey Pfeffer, C.K. Prahalad, Peter Senge, Tom Stewart, James Suroviecki e Hal Varian.

  1. Fare in modo che il lavoro del management serva un fine più elevato del mero profitto;
  2. Far rientrare le idee di comunità e cittadinanza nei sistemi di gestione,
  3. Debellare le patologie della gerarchia formale;
  4. Reinventare gli strumenti di controllo e le misure di performance;
  5. Ridefinire il concetto di leadership (architetto sociale);
  6. Espandere e valorizzare la diversità;
  7. Reinventare il processo di formulazione delle strategie come processo in divenire;
  8. Creare una democrazia dell’informazione ed espandere l’autonomia dei dipendenti;
  9. Creare mercati interni per le idee, il talento e le risorse
  10. Favorire le comunità di interessi

AMEN.

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